formulario DPO

home / Archivio / Fascicolo / Il ruolo della Banca nel contesto di nuova normalità

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Il ruolo della Banca nel contesto di nuova normalità

Attilio Ghiglione-Giacomo Büchi

PAROLE CHIAVE: nuova normalità

Sommario:

- 1. Il nuovo ruolo della banca - 2. I provvedimenti della BCE e l’evoluzione del contesto - 3. La leva dell’internazionalizzazione e il suo stretto rapporto con la digitalizzazione - 4. La spinta dall’innovazione: la banca del futuro - 5. Il sostegno alle idee e alle start-up


Ringrazio il Professor Quattrocchio e l’Avvocato Majorino per l’invito, ma considerato il ruolo che ho avuto nel precedente convegno sugli Intangibles ho preferito lasciare spazio ad un esponente di primo piano del mondo bancario della nostra regione, il Dott. Ghiglione che è Deputy Regional Manager Nord-Ovest di UniCredit.

Introduco brevemente l’argomento che viene sviluppato dal Dottor Ghiglione con alcuni concetti molto generali per altro in linea con la precedente relazione. Il punto di vista delle banche, che oggi viene sviluppato, è il punto di vista dell’offerta di credito. È ovvio che lavorando sui dati di prezzo e quantità di lending, è molto difficile separare il comportamento dell’offerta da quello della domanda di credito. È opinione diffusa che ci troviamo in una situazione di liquidity trap, in cui «you can lead a horse to water but you can not make him drink …». Naturalmente la politica monetaria non è l’unico strumento di stimolo del PIL reale e qui naturalmente si aprono diverse visioni, politica fiscale supply side, ecc. Credo che in fatto di stimoli la parola d’ordine da qui ai prosssimi anni debba essere, anche e soprattutto a livello europeo “selettività”, intesa fra industries e anche fra chi è in grado di operare sui mercati internazionali e chi no.

Tornando all’offerta di credito e quindi alla relazione che il Dottor Ghiglione ci offre, dal punto di vista dell’economia delle imprese, che è la materia che insegno, ci si pone un interrogativo la cui risposta non è affatto ovvia, anche per le difficoltà di verifica empirica dei tradizionali modelli economici sempre alla ricerca di cause ed effetti definiti, cosa che invece nella realtà dei dati è sempre difficile trovare. Il tema non ovvio è quello dell’effetto della regolamentazione, a cui ha accennato il precedente relatore, sulla quantità e sul prezzo dell’attività di lending. Non è ovvio perché, oltre a dipendere, come già detto, dalle condizioni della domanda di credito, nell’ambito dell’offerta l’ef­fetto della regolamentazione di Basilea (a cui per l’area euro si aggiungono i requisiti della European Bank Authority) si sovrappone (e si sovrapporrà nei prossimi anni) all’effetto delle misure di politica monetaria. Non è ovvio perché infine le banche, come ci dirà credo il Dott. Ghiglione, sono soggette ad una pressione competitiva molto forte anche da un punto di vista delle operations e della tecnologia e mi riferisco in particolare al problema del digitale.

Più in dettaglio, sul tema della regolamentazione dal punto di vista dell’e­conomia dell’impresa vi sono argomenti a favore che dicono in sintesi: «la maggior regolamentazione stabilizza il sistema e diminuisce il rischio». Ma vi sono anche argomenti contro: «le banche devono aumentare i requisiti, quindi maggior selettività e maggiori costi». Nei prossimi anni sarà difficile capire perché il phase-in di Basilea III si va a sovrapporre da un punto di vista temporale all’implementazione dei target dei Long-Term Refinancing Operation che hanno un orizzonte simile che va a morire intorno al 2018-2019.

Concludendo, sull’avere dello stato patrimoniale delle banche vi saranno effetti sovrapposti Probabilmente un aumento dei subordinati che costano di più dei senior, ma che comunque costano meno del common equity, a fronte di una riduzione del costo di altre misure di finanziamento per effetto della politica monetaria. L’analisi empirica del lending negli ultimi anni, mostra comunque che dalla situazione del 2012-2013 (a parte la riduzione dello spread che riguarda l’Italia) si ha un certa recovery del lending delle principali banche europee, soprattutto di quelle definite sistemiche, di cui credo UniCredit sia l’unica banca italiana. Queste sono le cose sui ho stimolato il Dottor Ghiglione, che avrà naturalmente molte altre cose da dirci.


1. Il nuovo ruolo della banca

Il mondo è cambiato radicalmente. La lezione imparata dalla lunga crisi da cui usciamo oggi, obbliga il sistema bancario a interpretare un nuovo ruolo rispetto al passato. Per rimettere in moto l’economia reale, infatti, il ruolo che una banca deve oggi assumere nel sistema economico è profondamente diverso dal passato. Il vero valore aggiunto che una banca potrà dare al Paese dovrà esprimersi nella capacità di fare crescere i Territori in cui opera.

Il sistema bancario dovrà operare sempre più rapido, interagendo con l’am­biente esterno attraverso piattaforme aperte che consentano una costante innovazione e, allo stesso tempo, pienamente equipaggiato per competere in un mondo sempre più digitale e soddisfare clienti sempre più esigenti.

Dovrà inoltre interpretare un ruolo diverso, non limitandosi a gestire gli asset dei clienti ed erogare credito, ma mettendo a disposizione le persone, le competenze e i presidi geografici che gli appartengono.

In un mondo in rapida evoluzione tecnologica questo significa che il ruolo esercitato dalla banca sarà finalizzato a sostenere la crescita economica del paese affiancando le imprese per sostenerle nei nuovi business, nei nuovi mercati internazionali, per aiutarle a cogliere le opportunità nei settori trainanti. Le imprese, tessuto fondante del sistema produttivo in Italia, sono un patrimonio da sostenere sui territori italiani, aiutandole nello sviluppo, nella ripresa del ciclo produttivo e nella ricerca costante dell’innovazione. Nel concreto questo significa che la banca sosterrà il tessuto imprenditoriale con credito di qualità e realizzerà soluzioni su misura per i settori chiave delle economie locali, con attenzione alle industrie performanti, accompagnerà le imprese che vogliono andare all’estero, coltiverà e sosterrà le nuove idee imprenditoriali e le start-up che creino lavoro di qualità.

Tutto questo non potrà prescindere dall’avere investito in ricerca e innovazione, sfruttando a vantaggio dei propri clienti gli importanti investimenti fatti anche sul versante della digitalizzazione.

La partita si giocherà inoltre sulla capacità della Banca di rafforzare le radici sul territorio in cui opera, attingendo agli stimoli che riceve ogni giorno dai clienti e dagli stakeholder e sull’apertura all’ascolto e al dialogo.


2. I provvedimenti della BCE e l’evoluzione del contesto

Come diceva il Prof. Büchi, il complesso delle misure varate dalla BCE per fronteggiare il rischio della deflazione e i tassi negativi dell’attuale contesto spingono imprese, banche e risparmiatori a lavorare nella stessa direzione, che è quella della crescita economica.

I recenti provvedimenti di marzo della BCE sono un ulteriore importante passo sulla strada che riduce il costo della raccolta fondi per le banche: uno stimolo agli investimenti e dunque alla crescita molto concreto. Le politiche sui tassi stimoleranno le banche a fare più credito, in particolare tutti quegli istituti che oggi si trovano con liquidità in abbondanza.

Se da un alto meccanismi di “funding for lending”, così come abbiamo visto nell’esperienza inglese, stimolano la ripresa, dall’altro lato i tassi negativi sui depositi in Bce rendono sempre meno conveniente parcheggiare liquidità. È dunque naturale che ci sia un impatto positivo sull’erogazione del credito e anche sul suo costo. Nel 2014 e nel 2015 i programmi TLTRO (Targeted Long Term Refinancing Operations) hanno funzionato, facendo crescere il complesso del credito erogato nel medio termine, ovviamente in rapporto al tasso di crescita dell’economia.

Le misure varate nel marzo 2016 sono più ampie e più aggressive, per cui esistono concretamente le condizioni perché il trasferimento di liquidità alle imprese avvenga in maniera efficace.

Il credito dunque crescerà ma con attenzione forte e selettiva alla qualità, in quanto in questi anni il sistema bancario ha maturato una cultura del rischio profonda. L’attenzione ai requisiti di capitale regolamentati e alla gestione dei crediti deteriorati si è infatti enormemente rafforzata nell’ambito del mondo bancario.

Le politiche monetarie espansive sono quindi una condizione necessaria a fare ripartire la crescita ma non sufficiente. Per risolvere il problema della bassa crescita attuale sono necessarie riforme strutturali, dal mondo del lavoro all’apparato pubblico e una politica fiscale espansiva.

Accanto al nuovo scenario determinato dagli ultimi interventi della BCE, è importante sottolineare che stiamo assistendo a dinamiche del tutto nuove. È un mondo che cambia, a una velocità cui non eravamo abituati, legata alla digitalizzazione.

Il contesto cambia, anzi è cambiato, per tutti, imprese, risparmiatori e banche.

L’evoluzione del contesto, in particolare di come sia cambiato il modo di fare banca negli ultimi trent’anni, è delineabile andando a analizzare l’anda­mento dei tassi a breve sul debito pubblico, attraverso un percorso nel tempo.

Negli anni Ottanta i tassi mensili dei BOT erano completamente scorrelati dai tassi ufficiali e di riferimento ed erano tassi a due cifre. Con livelli di tassi al 20% le banche erano focalizzate unicamente sul margine finanziario, sullo spread raccolta impieghi.

Fonte: Bankit, Base Dati statistica www.bankit.it

Curve tassi 3,6,12 mesi BOT.

Seguendo il percorso, anno importante il 1992 con il trattato di Maastricht: i tassi toccano il 10% e si registrano le prime attenzioni del sistema bancario al mondo dei privati. Si attivano le prime attività di segmentazione della clientela.

Con l’avvento dell’euro i tassi convergono: le banche si trasformano in divisionali specializzate in segmenti di clientela. Dal 2002 tassi in riduzione e tendenti a zero, con la crisi epocale 2007-2008 che ha profondamente segnato il Paese e ha messo sotto pressione i margini del sistema bancario.

Oggi parliamo non più di crisi ma di nuova normalità con cui misurarsi. Il 2016 apre con tassi negativi: “debito che mangia debito”, remunerazioni tendenti a zero sui conti correnti.

Per il mondo bancario in particolare molte cose sono destinate a cambiare ancora: la pressione sui margini delle attività tradizionali, la necessità di agire sui costi per recuperare redditività, la digitalizzazione in corso che modifica i processi e le modalità di accesso alla banca.

In conclusione la profonda trasformazione che l’industria bancaria sta vivendo è dovuta a tre dinamiche che influiscono sul capitale, sugli utili e sui costi:

1. un difficile contesto macroeconomico, con tassi di interesse destinati a restare bassi e che porteranno alla riduzione dei margini e della redditività;

2. un assetto regolamentare più stringente sui requisiti di capitale e nuove regole che – mentre rendono il settore più sicuro – richiedono risorse per la loro implementazione;

3. la crescente digitalizzazione che sta mutando in profondità le abitudini dei clienti più velocemente di quanto ci si aspettasse, consentendo ad attori non bancari di accedere al nostro settore.

In tale scenario è forte l’attenzione della banche all’efficienza e alla riduzione dei costi per il recupero della redditività, ma anche il ridisegno dei processi e l’innovazione, con nuovi modelli di presidio del territorio. Per essere pronto ad affrontare il nuovo contesto, il sistema bancario dovrà lavorare in due direzioni: trasformare la sua struttura semplificandola, riducendone i costi e focalizzandosi sui business redditizi; allo stesso tempo dovrà continuare ad investire nei businesses più attrattivi.

Sarà infine premiante non dimenticare la lezione imparata dalla crisi e assumere un nuovo ruolo per potere dare valore aggiunto al Paese: la crescita di una Banca commerciale è legata alla crescita del Territorio in cui opera.


3. La leva dell’internazionalizzazione e il suo stretto rapporto con la digitalizzazione

La leva dei mercati esteri è una delle più efficaci per mantenere e migliorare la competitività delle imprese. Sappiamo infatti che la tenuta economica del paese degli ultimi anni segnati dalla crisi, è passata attraverso l’export. Dal­l’inizio della crisi le esportazioni hanno avuto una dinamica di crescita molto superiore alla domanda interna, contribuendo in maniera significativa alla crescita del PIL. Il pieno recupero delle esportazioni italiane è stato cruciale per invertire il trend decrescente del PIL in atto dal 2011 e per il recupero della competitività delle imprese italiane.

Come anche messo in evidenza dal Prof. Büchi, in questa fase dell’eco­nomia, le esportazioni possono avere un duplice ruolo chiave: da un lato possono agire come strategia di uscita dalla crisi nel breve periodo, dall’altro come strategia di crescita e sviluppo nel medio-lungo termine. La crescita economica passa dunque anche per l’aumento della capacità delle imprese di giocare un ruolo crescente sui mercati internazionali.

Export e internazionalizzazione sono ormai due parole chiave che non possono mancare nel piano industriale di una banca che voglia esercitare un ruolo determinante. Una banca commerciale che ne abbia le forze potrà sostenere le eccellenze del nostro sistema produttivo nel percorso di apertura commerciale oltre i confini nazionali, fornire alle imprese servizi che permettano sia di consolidare le posizioni raggiunte nell’export sia di iniziare ad affacciarsi a nuovi mercati esteri.

In tale contesto un gruppo bancario, fortemente radicato in Italia e contemporaneamente presente nei mercati esteri, può offrire una partnership estremamente vantaggiosa per gli imprenditori che vogliono implementare o potenziare le proprie esportazioni.

UniCredit è uno dei principali gruppi finanziari europei e banca commerciale leader in Europa e nel nostro Paese, con forte posizione strategica in Europa centro-orientale. Opera nel mondo con più di 8.400 filiali, più di 17 paesi e con oltre 146.000 dipendenti. Parole chiave per UniCredit sono: presenza capillare, relazione costante e conoscenza del territorio, specializzazione e innovazione.

Il Gruppo UniCredit per essere al fianco delle imprese che desiderano e­spandere il business, ha creato un modello di servizio dedicato alla internazionalizzazione delle imprese, un portafoglio di strumenti concreti per il cliente e che fa leva sull’unicità della rete UniCredit in Italia e nel mondo:

a) conoscenza dei mercati: incontri di orientamento e formazione sui mercati esteri

b) ricerca controparti: incontri Business to Business tra imprese italiane e controparti estere organizzati in Italia per le principali direttrici del Made in Italy;

c) prodotti;

d) consulenza e rete nel mondo.

a) Conoscenza dei Mercati

UniCredit ha costruito un programma articolato di incontri di orientamento e corsi di formazione per aiutare l’impresa a conoscere meglio le dinamiche di business all’estero. Le aziende italiane che hanno o non hanno ancora definito strategie di ingresso verso nuovi mercati esteri hanno bisogno di conoscere le reali opportunità, gli errori da evitare e soprattutto cosa può fare la Banca per loro.

Tra i corsi di orientamento i Forum Paese, occasioni incontro e condivisione per le aziende che vogliono entrare nei mercati esteri attraverso:

- la conoscenza del mercato locale da parte di chi opera nel Paese;

- l’aggiornamento del contesto operativo;

- il contatto con i responsabili del corporate di UniCredit in territorio e­stero, con i referenti regionali per l’internazionalizzazione e con società diconsulenza o studi professionali di settore a supporto degli investimenti nel Paese di riferimento.

Durante gli eventi, gli imprenditori presenti possono approfondire i principali trend macroeconomici, le specificità e le opportunità del Paese, i principali accorgimenti legali, l’impatto fiscale legati all’esportazione e ad altre forme più dirette di investimento. Al termine della parte iniziale di conoscenza del mercato, le imprese sono dirette protagoniste, confrontandosi individualmente con i relatori. Ad ogni Forum è presente il responsabile dell’UniCredit Italian Center del Paese di riferimento al fine di creare, già in questa prima fase, un contatto tra l’imprenditore italiano e l’esponente del corporate UniCredit all’e­stero.

Nell’ambito della formazione, è stato lanciato nel 2014 il programma di formazione Go International!

Go International! è il programma formativo di UniCredit dedicato alle piccole-medie e grandi imprese, clienti e non clienti, del territorio italiano. Il programma consente alle imprese che intendono aprirsi o rafforzare il loro posizionamento all’estero, di approfondire in maniera sistematica e modulare i vari aspetti del commercio internazionale. I 24 corsi a catalogo sono erogati da professionisti della Banca e da esperti di studi professionali, che mettono a disposizione delle imprese un patrimonio di esperienze e di know-how di professionisti qualificati.

In poco più di un anno e mezzo quasi 6mila imprese hanno partecipato ai corsi gratuiti usufruendo di 30 mila ore di formazione, di cui oltre 10mila su temi di digitalizzazione, e-commerce, internazionalizzazione anche attraverso seminari realizzati in collaborazione con Google.

UniCredit è stata la prima Banca a parlare alle imprese del rapporto tra export e digitalizzazione.

b) Ricerca Controparti

Tra il 2011 e il 2014 le ricerche in rete dei prodotti Made in Italy sono cresciute del 22%. Ciò significa che la voglia di Italia è in continuo aumento sul web. A fronte di questo, solo un’impresa manifatturiera italiana su 5 esporta.

UniCredit ha avviato percorsi di affiancamento e accompagnamento all’e­stero per le imprese e organizzato incontri sia reali che virtuali tra buyer esteri e seller italiani. Dal 2009 ad oggi sono stati oltre 40 gli incontri B2B a cui hanno partecipato 3.000 aziende di vari settori dal food&beverage, al sistema casa, alla moda, al turismo. Sono stati coinvolti partner in 26 paesi, registrando la partecipazione di 600 top buyer internazionali. Complessivamente sono stati organizzati 14.500 meeting one to one.

L’obiettivo è continuare a supportare queste aziende, sfruttando anche gli importanti investimenti che UniCredit sta facendo in tema di digitalizzazione. Esiste una relazione estremamente positiva tra digitalizzazione, internazionalizzazione ed esportazione; questa relazione è particolarmente significativa per le piccole e medie imprese italiane, nelle quali il digitale può agire da facilitatore nei rapporti internazionali. Per raggiungere i potenziali consumatori del mondo, il digitale rappresenta allora la via più rapida e praticabile per le nostre PMI.

Essere vicini alle imprese italiane in un mondo in rapida evoluzione tecnologica, per aiutarle a cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati internazionali, è l’obiettivo che ha portato alla nascita di DigitalB2B UniCredit, una piattaforma ideata per favorire l’export, rendendo più semplice l’incontro tra seller di tutta Italia e buyer esteri. Da metà 2015 UniCredit ha lanciato la modalità virtuale di B2B con un primo pilota effettuato sul settore wine&food.

Nel marzo 2016 ha preso luogo il primo evento DigitalB2BWine: il format favorisce l’export nel settore vitivinicolo rendendo più semplice l’incontro tra seller di tutta Italia e buyer esteri grazie ad una piattaforma di videoconferenze. La piattaforma online – sviluppata internamente – consente l’interazione in videoconferenza con un’ampia platea di controparti distribuite globalmente. Bastano un PC, un tablet o uno smartphone per incontrare i propri interlocutori, con un evidente risparmio di costi e tempi, come ad esempio viaggi e pernottamenti. Rappresenta la versione 2.0 di un vero e proprio mercato virtuale che si concretizza in incontri reali e diretti in occasione del prossimo Vinitaly. Per l’edizione 2016 della più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, ICE-Agenzia organizza, in collaborazione con Verona Fiere, un fitto programma di incoming di oltre 250 operatori individuati su più di 30 Paesi esteri, nel cui novero sono inclusi i top buyer coinvolti nel progetto DigitalB2B Wine.

A questa edizione hanno partecipato 120 aziende vitivinicole rappresentative di tutto il territorio nazionale e 25 buyer da Austria, UK, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Estonia, Serbia, Montenegro, Ungheria e Italia. Dal 22 Febbraio al 4 marzo sono stati effettuati oltre 160 videomeeting e oltre il 90% degli incontri ha generato proposte di prezzo personalizzate con invio di campioni e degustazioni.

c) Prodotti

UniCredit supporta l’attività dei clienti con l’estero attraverso una gamma di servizi e prodotti completa e dedicata in grado di soddisfare le esigenze o­perative. Oltre ai tradizionali prodotti per la gestione degli incassi e pagamenti, agli strumenti di protezione dai rischi di natura commerciale e/o di cambio, e alle linee di credito standard per finanziare l’import/export, sono stati lanciati nuovi prodotti innovativi e distintivi per chi opera con l’estero.

d) Consulenza

La rete internazionale di filiali e di uffici di rappresentanza del Gruppo UniCredit si estende oggi in 21 città di 19 paesi in 4 continenti (Abu Dhabi, Atene, Canton, Hanoi, Hong Kong, Johannesburg, Londra, Madrid, Mumbai, New York, Parigi, Pechino, Podgorica, San Paolo, Seoul, Shanghai, Singapore, Skopje, Tokyo, Tripoli, Zurigo). Grazie a una lunga esperienza internazionale e alla presenza diretta nel mondo con banche controllate, filiali estere e uffici di rappresentanza, il Gruppo è in grado di offrire una consulenza dedicata a vari livelli di approfondimento.

Nel mese di febbraio è stata avviata l’operatività della filiale di Madrid per servire le imprese operanti in Spagna e Portogallo. Di recente sono poi stati creati presso la filiale di New York nuovi desk per specifiche attività, in particolare sul debt capital markets (già attivo nelle recenti emissioni in euro di società USA quali Ford e IBM), sui clienti financial institutions e sul business in America Latina. A tale scopo viene potenziato l’ufficio di San Paolo. Dal prossimo primo maggio verrà infine avviata a Londra l’attività di coverage sulle imprese operanti nel Regno Unito, mentre è stata potenziata ulteriormente quella relativa al Global Transaction Banking per il mercato UK.

Questi sviluppi confermano la scelta strategica di rafforzare ulteriormente la rete internazionale, già oggi una delle più vaste sul mercato.

La rete internazionale di UniCredit integra la presenza delle banche commerciali del gruppo in Italia, Germania, Austria, Polonia e in Centro ed Est Europa, dove mette a disposizione delle imprese clienti le strutture degli UniCredit International Center (UIC), in cui oltre 300 professionisti sono al servizio dell’operatività con l’estero delle imprese clienti.

La presenza in hub selezionati in regioni come Asia, America, e Middle East Northern Africa (MENA) sempre più strategiche per i clienti core del gruppo fanno di UniCredit uno dei migliori punti di accesso in Europa per accedere al business estero, grazie alla capacità di offrire localmente soluzione pensate su scala globale.


4. La spinta dall’innovazione: la banca del futuro

«Innoviamo per competere e crescere, lo richiede il mercato e ancor più i clienti. Per questo lavoriamo per implementare un nuovo modo di fare banca, investendo risorse nello sviluppo di soluzioni all’avanguardia in grado di produrre anche nuovi prodotti e servizi» – Federico Ghizzoni, CEO of UniCredit.

Innovare per una Banca oggi significa innanzitutto scegliere un modello di business adeguato ai tempi della digitalizzazione. La sfida per il sistema bancario non sarà solo sul come implementare la banca virtuale, ma anche come mantenere un forte ed intenso rapporto con i clienti, considerando sia il sempre più complesso quadro multicanale, sia i trend macro costantemente in via di sviluppo nel mercato.

Come evidenziano nella parte introduttiva dal Prof. Büchi, la digitalizzazione ci ha cambiato la vita. In questo nuovo contesto, UniCredit ha adottato un modello di banca multicanale completamente integrato, che combina i canali tradizionali con quelli digitali. Un modello in cui la filiale rimarrà al centro, soprattutto per i momenti di relazione personale che si basano sul dialogo diretto, ma a cui verranno affiancati con crescente intensità gli altri canali, quali ATM, banca via internet, App Mobile Banking e call center UniCredit Direc. Canali che UniCredit mette in campo per semplificare la vita ai clienti e lasciarli decidere quanto tempo vogliono risparmiare per le operazioni bancarie di tutti i giorni. La trasformazione del modello di business della banca commerciale unisce il meglio dei canali fisici e digitali al fine di aumentare la vicinanza ai clienti, fornendo loro un’esperienza di servizio superiore.

In parallelo è partito un progetto di rinnovamento strutturale delle agenzie UniCredit che sta effettuando 1.500 interventi per un investimento di 350 milioni di euro. Il progetto riguarda i nuovi layout delle agenzie e le dotazioni tecnologiche. Accessibilità, trasparenza e innovazione sono le caratteristiche del nuovo format dell’agenzia, una combinazione di innovazione tecnologica, design e marketing esperienziale per rendere più piacevole e interattivo l’u­tilizzo da parte dei Clienti dei servizi offerti dalla Banca.

Innovare per una Banca oggi vuol dire essere pronti al cambiamento e accettare le sfide attuali, per sviluppare e prototipare nuovi prodotti tecnologici e scientifici, e nuovi servizi che facilitino l’interazione con il cliente.

In UniCredit è stato creato un departmentGroup Research & Open Innovation, dedicato alle attività di ricerca e sviluppo, integrando competenze di ingegneria e programmazione, progettazione, prototipazione e test. Accanto al filone delle attività core come laboratorio sperimentale, il dipartimento segue progetti di digitalizzazione e reingegnerizzazione dei processi, oltre che essere il primo promotore della cultura dell’innovazione all’interno del Gruppo, con forte orientamento al deposito brevetti. Quest’ultimo aspetto non si configura come consuetudine all’interno del settore bancario, ma a fronte di una contaminazione sempre più forte tra tecnologia e business, la registrazione dei brevetti sta diventando uno strumento fondamentale vero la banca del futuro.

In UniCredit Group Research & Open Innovation si segue un unico metodo: trovare idee, cercare ovunque, senza limiti, pensare a nuovi utilizzi, scomporre, riprogrammare, suggerire, risolvere problemi, ridisegnare le soluzioni esistenti, ampliare e sviluppare progetti, in linea con le esigenze del business.

L’approccio di lavoro si basa su delivery in tempi veloci, attenzione ai costi e produzione guidata da esperti, con la priorità di integrare sempre le ultime innovazioni nel campo dell’elettronica e dei materiali d’avanguardia.

Un fattore chiave di innovazione per il sistema bancario, ai tempi della digitalizzazione che sta diffondendo l’utilizzo di tecnologie e soluzioni innovative a disposizione dei clienti bancari, sarà il potenziamento della strategia digitale.

Il Gruppo UniCredit ha in programma di investire € 1,2 miliardi nel periodo del 2016-2018 per l’esecuzione della strategia digitale, allo scopo di rendere il Gruppo pienamente in grado di competere nella nuova arena digitale.

Il primo ambito di lavoro in quest’area sarà l’accelerazione della trasforma­zione digitale, per aumentare la qualità e la velocità del servizio e migliorare la customer experience dei clienti attuali e potenziali. Questo flusso includerà il completamento della migrazione delle transazioni verso i canali digitali e l’au­mento delle vendite end-to-end sui canali digitali per i prodotti bancari di base.

Il secondo focus sarà sulla realizzazione del futuro modello di business digitale, che farà leva su una nuova infrastruttura IT volta a servire i clienti con necessità di base, riducendo quindi il cost-to-serve. Un’iniziativa chiave da questo punto di vista è la nuova buddybank, una banca a basso assorbimento di capitale, disponibile solo da mobile, con un servizio di assistenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 che rappresenterà un chiaro esempio di discontinuità rispetto al modo tradizionale di fare banca.

Buddybank è la nuova banca “molecolare” di UniCredit, disegnata esclusivamente per smartphone, che ha il sogno di diventare compagna di vita dei propri clienti per le operazioni di tutti i giorni, come prenotare un ristorante, spostarsi con un taxi o pianificare il prossimo viaggio. Infatti “buddy” in inglese significa “amico”, la persona che chiami quando non vuoi annoiarti e con la quale condividi le esperienze più divertenti.

Buddybank offrirà 3 prodotti finanziari classici – conto corrente, carta di credito/debito e prestiti personali – e un servizio di concierge paragonabile a quello dei grandi alberghi e disponibile via chat e via telefono 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Grazie a tecnologie innovative sviluppate internamente e a partnership con i migliori fornitori, il cliente sarà riconosciuto in pochi secondi dall’operatore senza dover premere tasti o rispondere a domande di sicurezza e potrà aprire un conto corrente in pochi minuti, ottenere finanziamenti istantanei e contestualizzati, fare trading seguendo i movimenti dei top trader, risparmiare con un obiettivo personalizzato, come partecipare alla maratona di New York pensando solo a correre perché a tutto il resto penserà la banca.

Focalizzandosi su un solo canale, lo smartphone, l’esperienza di Buddybank sarà originale, semplice e, grazie ad un unico punto di accesso e alle partnership con le start-up e le aziende più innovative, permetterà al cliente di usufruire di tutti i servizi finanziari e di life-style con altissimi standard di sicurezza utilizzando una sola user e password.

Buddybank, che sarà attiva dal 1° gennaio 2017, previa autorizzazione del Regolatore, è controllata al 100% da UniCredit Spa. Con un investimento iniziale di 50 milioni di euro, la start-up ha un target di 1 milione di clienti in Italia in 5 anni, e il break-even previsto al terzo anno con 300.000 clienti. In valutazione dopo l’apertura del quartier generale a Milano, grazie alla natura molecolare della banca adattabile alle esigenze dei diversi mercati, in valutazione aperture negli Stati Uniti, Europa e Africa.

Innovazione significa investire nel territorio con opere di riqualificazione ambientale.

A Milano UniCredit ha rinnovato il suo headquarters con il complesso delle UniCredit Tower, diventato un punto di riferimento della skyline di Milano, architettonicamente innovativo e funzionalmente ben integrato con la città. Pensare e utilizzare gli spazi di lavoro secondo criteri di sostenibilità è stata una delle sfide più innovative vinte dal Gruppo, che ha portato all’inaugura­zione dell’UniCredit Tower.

Il Progetto Porta Nuova – Garibaldi è la più grande opera di riqualificazione urbana realizzata nel centro di Milano e tra le principali a livello europeo. È subito diventata il simbolo di una città che cambia e l’emblema dell’intero progetto di riqualificazione del quartiere.

Il nuovo Quartier Generale del Gruppo UniCredit a Milano è un complesso di tre edifici per 230 metri di altezza e accoglie circa 4.000 dipendenti.

È risultata tra i dieci grattacieli più belli al mondo, secondo la classifica elaborata dalla società tedesca “Emporis building data company”, che premia sia le componenti estetiche che il functional design dei progetti degli edifici selezionati. Tra le motivazioni della nomination i materiali ultra moderni per rendere il complesso eco-sostenibile e una torre a spirale (Spire). Il grattacielo è stato progettato dall’architetto argentino Cesar Pelli e realizzato da “Hines Italia sgr”. Con i suoi 230 metri alla guglia è l’edificio più alto d’Italia e viene citato tra le più belle costruzioni d’Europa e del mondo. Inoltre UniCredit Tower ha ottenuto la certificazione “Leed Gold” (Leadership in Energy and Environmental Design) assegnata dal U.S. Green Building Council.

Questa soluzione ha consentito di ridurre il numero di sedi nella sola Milano da 26 a 5 (– 55 mila mq utilizzati) con un risparmio annuo sui costi immobiliari di circa 25 milioni di euro.

In questo contesto, è stato avviato il progetto “take your space”, che interpreta nuove esigenze e abitudini lavorative, in linea con i più innovativi modelli di workplace. Grande spazio alle aree di uso comune (non solo meeting room e auditorium ma anche aree di incontro informale), che occupano circa il 30% delle superfici totali. Spazi luminosi, aperti e totalmente trasparenti, sostituiscono quasi completamente gli uffici singoli, e diventano i nuovi ambienti di lavoro.

Sulla torre più alta di UniCredit Tower è stata installata, in collaborazione con l’istituto Epson Meteo, una nuova stazione metereologica per la città di Milano.

I dati raccolti (temperatura, venti, umidità, piovosità, trasporto e deposito inquinanti) contribuiranno all’indagine dei modelli meteo-climatici relativi all’Isola di Calore Urbana di Milano (Urban Heating Island, o UHI). Secondo gli esperti, infatti, UniCredit Tower è un luogo di rilevazione ideale, sia per l’altezza della struttura e l’assenza di costruzioni nelle vicinanze, sia per la possibilità di collocazione di strumentazioni a diversi livelli di quota.

Il progetto di ricerca prevede anche l’installazione di due webcam HD sulla Tower principale, che restituiranno in un’unica visione panoramica a 360 gradi sempre aggiornata la situazione della visibilità generale su un’area molto vasta della Lombardia. Tutte le informazioni raccolte saranno utilizzate dai meteorologi del Centro Epson Meteo per la valutazione oggettiva della visibilità, della presenza di nebbia e di foschia.


5. Il sostegno alle idee e alle start-up

Sostenere l’innovazione e le nuove imprenditorie diventa oggi un ruolo fondamentale del sistema bancario, in un Paese che aspira alla crescita e a diventare un luogo di progresso, con una cultura del rischio diffusa, dove fallire non sia più un’onta, con una maggiore mobilità sociale nel quale a chiunque, giovane e non giovane, sarà concessa l’opportunità di trasformare il proprio talento in iniziativa imprenditoriale.

Molti operatori del sistema bancario hanno realizzato programmi per favorire lo sviluppo di nuove imprese e start-up innovative. Dal 2012 ad oggi in Italia sono nate 5.117 start-up nelle quali sono stati investiti circa 494 milioni di euro, mentre 290 milioni di euro sono stati generati dal Fondo di garanzia.

UniCredit ha creato UniCredit Start lab, un programma di accelerazione per il sostegno all’innovazione e alla nuova imprenditoria, rivolto a realtà ad alto contenuto tecnologico e innovativo operanti nei settori del Life Science, del Clean Tech, del Digital e dell’Innovative Made in Italy.

Il programma offre un supporto a 360° alle start-up selezionate accompagnando i team di riferimento in tutte le fasi di vita aziendale con azioni specifiche: un vero e proprio start-up Accelerator per i migliori progetti imprenditoriali. Si rivolge a tutte le start-up ad alto contenuto tecnologico costituite da non più di quattro anni e ai progetti con forte componente di innovazione nei settori più tradizionali.

Il progetto si rivolge alle start-up innovative di tutti i settori con un programma di accelerazione che si articola in numerose azioni, tra le quali grant in denaro, co-investimenti in equity, sessioni di training manageriale e di mentorship, eventi “verticali” per la ricerca di controparti corporate e di potenziali investitori.

Vengono assegnati quattro premi in denaro del valore di € 10.000 ciascuno alle start-up vincitrici di ognuno dei settori di riferimento: “Life Science”, “CleanTech”, “ICT/Web/Digital” e “Innovative Made in Italy e Services & Industrial”.

I premi sono destinati alla start-up di ciascuna categoria che si distinguerà per innovatività, potenzialità del mercato, completezza del team e prospettive economico-finanziarie.

Inoltre vengono attribuiti 12 pacchetti e-commerce alle migliori start-up dei quattro settori di riferimento già costituite e pronte alla commercializzazione dei loro prodotti. Il pacchetto includerà la possibilità di costituire un sito web con carrello e un advisory classroom su tematiche digitali.

Il programma si è arricchito con una serie di elementi che lo potenziano ulteriormente:

• partnership con incubatori e investitori italiani e internazionali per rafforzare il sostegno alle start-up in fase seed;

• possibilità di ricevere co-investimenti UniCredit per le start-up che ricevono un ingresso in equity da investitori selezionati;

• per le start-up innovative che ricevono un ingresso in equity da investitori appositamente selezionati UniCredit valuterà la possibilità di erogare un proprio co-investimento di importo variabile da 30.000 euro a 250.000 euro da valutare di caso in caso in re­lazione al settore di appartenenza, lo stadio di sviluppo della società, le prospettive di mercato e altri elementi ritenuti rilevanti;

• creazione del FinTech Accelerator: l’acceleratore verticale che offre alle start-up FinTech spazi fisici di co-working e servizi dedicati.

Per le start-up che accedono al programma UniCredit Start Lab vengono facilitati i contatti mirati con attori dell’ecosistema che possono creare valore per il loro progetto imprenditoriale.

In particolare, per le start-up selezionate, verranno organizzati, facendo leva sulla piattaforma internazionale di UniCredit, Business Matching e giornate dedicate di Pitch Day dove presentare i propri progetti imprenditoriali e interagire con:

• corporate, controparti industriali e tecnologiche;

• potenziali investitori, durante Pitch Day dedicati;

• altre start-up della community del Unicredit Start Lab per favorire contaminazione e partnership;

• ecosistema dell’innovazione che include acceleratori, incubatori, parchi scientifici e tecnologici, esperti di innovazione, università per scambi su aspetti di interesse.

UniCredit Start Lab è l’evoluzione de “Il Talento delle Idee”, il programma di accelerazione nato nel 2009 con il quale UniCredit ha cominciato a supportare attivamente progetti di impresa di giovani imprenditori innovativi.

Trackrecord

Nell’edizione 2015, oltre novecento candidature ricevute, più le 50 start-up supportate nell’arco degli ultimi 12 mesi, 550 mila euro finora co-investiticom­plessivamente in quattro neo imprese: QuramiAtoomaWib e Travel Appeal.