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L'applicazione intertemporale dell'art. 2929-bis c.c.

Andrea Carena-Angelo Di Sapio-Alberto Gianola

PAROLE CHIAVE: art. 2929-bis

Sommario:

1. La questione - 2. Retroattività dell’art. 2929-bis c.c. rispetto ai rapporti pendenti - 3. Interesse del creditore vs interesse del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito nella cornice della tutela dell’affidamento - 4. L’affidamento meritevole di tutela - 5. Conclusione - NOTE


1. La questione

L’art. 2929-bis c.c. solleva una questione di diritto intertemporale relativa all’individuazione dei contorni diacronici della sua sfera di applicazione [1].

La novella è entrata in vigore il 27 giugno 2015. Nulla quaestio per gli atti a titolo gratuito compiuti successivamente. Il dubbio avvolge la sorte degli atti a titolo gratuito compiuti prima del 27 giugno 2015, per i quali sino al 27 giugno 2016 non sia ancòra trascorso un anno dal giorno della trascrizione [2].

Alcuni primi commentatori limitano l’applicazione dell’art. 2929-bis c.c. agli atti a titolo gratuito posti in essere dopo il 27 giugno 2015 facendo leva sull’art. 11, comma 1, delle preleggi, secondo cui «[l]a legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo»: l’orientamento in esame postula una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2929-bis c.c. volta a tutelare l’affidamento riposto dagli acquirenti a titolo gratuito sulle norme vigenti al momento in cui hanno perfezionato il loro acquisto [3]. Insomma, quod factum estinfectum fieri nequit.

La tesi appare poco persuasiva. L’art. 11 delle preleggi, che fa eco al codice napoleonico [4], regola tutte le leggi [5]. A livello costituzionale interviene l’art. 25, ma esclusivamente con riferimento all’efficacia temporale della legge penale. In campo civilistico, la regola d’irretroattività delle leggi civili, anche considerandola come espressione di certezza del diritto o di civiltà giuridica [6], non ha credito costituzionale [7].

Un ostacolo all’applicazione dell’art. 2929-bis c.c. agli atti a titolo gratuito posti in essere prima dell’entrata in vigore della riforma potrebbe derivare dalla configurazione dell’irretroattività delle leggi civili come principio generale di rango legislativo, ancorché non costituzionale. Sulla base di questa ricostruzione, il giudice dovrebbe applicare le nuove leggi soltanto a fattispecie realizzatesi dopo la loro entrata in vigore, salvo che il legislatore abbia disposto diversamente in modo espresso [8].

Ulteriore possibile elemento che può incidere sulla questione è, in una lettura che marcia al passo con la tradizione, il carattere processuale [9] o, piuttosto, sostanziale [10] della regola da applicare.

Gli interpreti ritengono che la retroattività delle regole di rito sarebbe sostanzialmente pacifica [11]. La giurisprudenza afferma che per le norme processuali opera il principio del tempus regit actum: gli atti del processo traggono validità ed efficacia dalla legge vigente al tempo in cui sono compiuti con conseguente applicazione immediata della nuova regola ai processi pendenti in relazione a tutti gli atti di rito ancòra da compiere [12].

Quali, dunque, le possibili opzioni applicative?


2. Retroattività dell’art. 2929-bis c.c. rispetto ai rapporti pendenti

L’art. 2929-bis c.c. racchiude una norma “di confine”, posta sullo stretto crinale che separa il diritto sostanziale dal diritto processuale.

Da un lato, infatti, tale disposizione (collocata sistematicamente nel codice civile) ha l’effetto di incidere – ancorché “relativamente” – sulle conseguenze di un dato rapporto giuridico sostanziale (mediante la sanzione dell’inefficacia dell’atto di disposizione), mentre, dall’altro lato, essa introduce nell’ordina­mento un’azione processuale esecutiva, volta a regolare modi e forme di tutela del diritto di credito.

L’individuazione della natura giuridica della norma in commento appare tutt’altro che neutra ai fini dell’indagine che stiamo conducendo [13].

Qualora, infatti, si ritenga prevalente la natura processuale, i profili di diritto intertemporale dovranno essere regolati, in assenza di norme transitorie, dal generale principio del tempus regit actum.

Sulla scorta di tale canone, per il quale la legge processuale applicabile è quella del momento in cui l’atto è compiuto, il pignoramento (ovvero il primo atto processuale previsto dall’art. 2929-bis c.c.) potrà essere effettuato nei ter­mini di cui alla predetta norma, ancorché il bene sottoposto ad esecuzione sia stato trasferito o costituito in vincolo in epoca precedente alla sua entrata in vigore, e ciò in quanto l’atto di disposizione a titolo gratuito trascritto da non più di un anno costituisce, al riguardo, un mero presupposto fattuale per l’e­speribilità del rimedio.

Qualora, invece, si ritenga prevalente la natura sostanziale della disposizione in commento, i profili di diritto intertemporale dovranno essere regolati, in assenza di norme transitorie, dai principî generali dell’ordinamento in tema di successione di leggi nel tempo.

Al riguardo, si è già detto che l’art. 11 delle preleggi non costituisce norma di carattere assoluto, e che dal sistema costituzionale non è desumibile un generale divieto di retroattività per le norme di diritto civile.

Ciò non significa che la discrezionalità del legislatore non incontri limiti, primo tra tutti quello dell’osservanza del principio di ragionevolezza, il cui rispetto è sottoposto al controllo della Corte costituzionale [14].

Al riguardo, il giudice delle leggi ha più volte affermato «che il divieto di retroattività della legge, previsto dall’art. 11 delle disposizioni sulla legge in generale, pur costituendo valore fondamentale di civiltà giuridica, non riceve nell’ordinamento la tutela privilegiata di cui all’art. 25 Cost.» [15], e che «il legislatore – nel rispetto di tale previsione – può emanare norme retroattive […] purché la retroattività trovi adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare principî, diritti e beni di rilievo costituzionale, che costituiscono altrettanti “motivi imperativi di interesse generale”, ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) […]. Accanto a tale caratteristica, questa Corte ha individuato una serie di limiti generali all’ef­ficacia retroattiva delle leggi, attinenti alla salvaguardia, oltre che dei principî costituzionali, di altri fondamentali valori di civiltà giuridica, posti a tutela dei destinatari della norma e dello stesso ordinamento, tra i quali vanno ricompresi il rispetto del principio generale di ragionevolezza; la tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo Stato di diritto; la coerenza e la certezza dell’ordinamento giu­ridico» [16].

Nel caso di specie, la pignorabilità dei beni alienati o costituiti in vincolo, a titolo gratuito, in epoca precedente all’entrata in vigore dell’art. 2929-bis c.c., pare rispettare i limiti indicati dalla Corte Costituzionale e, parallelamente, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La disposizione in commento, infatti, persegue anzitutto interessi generali, mirando a tutelare, in modo più efficace rispetto al passato, i diritti di credito e conseguentemente a favorire i traffici giuridici [17].

Quanto, poi, agli altri parametri richiamati dal giudice delle leggi, si osserva come l’art. 2929-bis c.c., pur introducendo rilevanti novità sotto il profilo dei mezzi di tutela a disposizione del creditore, non richieda al debitore di tenere un comportamento diverso rispetto a quello che già egli avrebbe dovuto serbare prima dell’entrata in vigore dell’art. 2929-bis c.c.

A ben vedere, infatti, già nel sistema previgente il debitore era destinatario di una regola di condotta volta ad impedire il compimento di atti di disposizione del patrimonio a titolo gratuito, in pregiudizio (da lui conosciuto) alle ragioni del creditore.

Né la nuova disposizione ha introdotto, per ovviare al mancato rispetto di tale canone comportamentale, un diverso tipo di rimedio, che consiste sempre nell’inefficacia relativa dell’atto di disposizione.

La portata innovativa dell’istituto introdotto con l’art. 2929-bis c.c. consiste infatti in ciò, che prima della sua entrata in vigore la dichiarazione di inefficacia (relativa) dell’atto di disposizione poteva essere ottenuta solamente all’esito del positivo esperimento dell’azione revocatoria, mentre, con il nuovo strumento, l’inefficacia consegue immediatamente alla trascrizione del pignoramento, salva la possibilità per il debitore di proporre opposizione.

La differenza tra l’azione revocatoria ed il nuovo art. 2929-bis c.c., sotto questo profilo, assume quindi una portata non già “qualitativa” (entrambi gli strumenti, infatti, mirano ad ottenere l’inefficacia relativa dell’atto di disposizione), bensì “quantitativa” (nel senso che, con il rimedio di cui all’art. 2929-bis c.c., l’inefficacia viene ottenuta in modo sensibilmente più agevole).

Ciò posto, non appare allora irragionevole l’applicazione retroattiva del­l’art. 2929-bis c.c. rispetto ai rapporti pendenti, in quanto, come abbiamo già detto, la nuova norma non richiede al debitore di tenere un comportamento diverso rispetto a quello che già gli era imposto in precedenza, né lo colpisce, in caso di inottemperanza, in modo sostanzialmente diverso.

Per le stesse ragioni, non si ritiene, almeno in linea di principio, meritevole di tutela l’affidamento di chi, ponendo in essere atti a titolo gratuito consapevolmente pregiudizievoli alle ragioni del creditore, abbia fatto affidamento sulle (maggiori) difficoltà che il sistema previgente indubbiamente presentava – soprattutto sotto il profilo dei tempi di risposta della giustizia – per il recupero del credito da parte del creditore.

Ma a tale argomento, che impone approfondimenti, saranno dedicati i successivi paragrafi.


3. Interesse del creditore vs interesse del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito nella cornice della tutela dell’affidamento

Abbiamo visto che l’applicazione retroattiva dell’art. 2929-bis c.c. non può essere, per ciò soltanto, ritenuta incostituzionale.

La retroattività, da intendersi, compiutamente, come retrospettività [18], può tuttavia presentare dei limiti allorché si ponga in effettivo contrasto con principî europei e costituzionali. Verifichiamone la ricorrenza nel nostro caso.

Potremmo pensare alla necessaria ragionevolezza della dimensione temporale della legge, ma va tenuto conto che l’art. 3 Cost. esclude disparità di trattamento sincroniche, non diacroniche [19].

Potremmo pensare poi, appunto, alla tutela dell’affidamento. La giurisprudenza, come visto nel paragrafo precedente, è da tempo assestata nel senso che la retroattività deve trovare adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare principî, diritti e beni di rilievo costituzionale, senza poter tradire l’affida­mento del privato, specie se maturato con il consolidamento di situazioni sostanziali, e ciò anche se la disposizione retroattiva sia dettata dalla necessità di contenere la spesa pubblica o di far fronte a evenienze eccezionali [20].

Un esempio sarà esplicativo. Un genitore decide di trasferire a titolo gratuito alla propria figlia una casa di abitazione affinché ella e suo marito possano fissarvi la residenza della propria famiglia secondo il loro accordo ex art. 144, comma 1, c.c. Ha pure la brillante idea di donare a questi giovani sposi un frigorifero. Il 10 giugno 2015 il padre e la figlia si recano dal notaio per la stipula dell’atto di trasferimento immobiliare. La settimana prima, il 3 giugno 2015, il padre aveva acquistato quel frigorifero: lo aveva pagato a rate rilasciando al venditore delle cambiali di cui l’ultima con scadenza il 1° luglio 2015. Le cambiali vanno insolute.

Guardiamo questa vicenda nella cornice dell’affidamento. Cambia guardarla dall’angolo visuale del creditore o dall’angolo visuale del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito.

i. Cominciamo con l’angolo visuale del creditore.

Il venditore del frigorifero, al momento in cui ha pattuito la dilazione di pagamento, ha fatto affidamento sull’adempimento di quel padre, ma sapeva che, in caso d’inadempimento, si sarebbe potuto rivalere sui suoi beni presenti e futuri, con facoltà di introdurre un’azione revocatoria ordinaria nei confronti dei successivi atti a titolo gratuito [21].

ii. Ruotiamo l’asse. Guardiamo la vicenda dall’angolo visuale del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito.

Qualsiasi debitore ragionevole vuole sapere in anticipo il rischio che grava a proprio carico da una determinata operazione economica [22]. Ora, al momento dell’acquisto del frigorifero il padre (e a maggior ragione la giovane coppia cui il frigorifero era indirizzato) ha fatto affidamento sulla ragionevole convinzione che, in caso d’inadempimento, egli (il padre) avrebbe risposto con tuttii suoi beni presenti e futuri, con facoltà per il creditore di attivare, nei tempi di giustizia all’epoca in concreto correnti, gli ordinari mezzi di conservazione anche nei confronti dei beni trasferiti a titolo gratuito. Ma – e qui sta il nòcciolo – quel padre non avrebbe mai acquistato il frigorifero se avesse saputo che il mancato pagamento del relativo prezzo avrebbe fatto perdere la casa alla propria figlia. D’altra parte, la figlia e suo marito hanno riposto il loro affidamento sulla ragionevole convinzione che quella casa sarebbe rimasta nella loro disponibilità. Mai la figlia avrebbe accettato quella donazione. Mai i coniugi avrebbero fissato in quella casa la residenza della propria famiglia se avessero saputo che poteva essere loro portata via, e men che mai avrebbero sostenuto tutte le spese connesse (a cominciare da quelle per il trasloco e la tinteggiatura o, perché no?, per la ristrutturazione), affrontando i relativi incombenti: per un frigorifero!

Si tratta quindi di verificare se questo affidamento del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito si ponga come limite all’applicazione retroattiva dell’art. 2929-bis c.c. Già, la risoluzione dei conflitti in sede di circolazione dei beni è, di regola, rimessa al “fattore tempo” che, come notato in dottrina, si coniuga, di volta in volta, con i diversi indici di circolazione [23]. Occorre pertanto analizzare come l’affidamento del debitore e dei suoi aventi causa a titolo gratuito si coniughi sotto questo frangente.

Prima di procedere a questa verifica dobbiamo chiarirci bene le idee su cosa intendiamo per affidamento.

Diceva Vittorio Frosini, «il diritto, nella sua duplice veste di legislazione e di interpretazione, è [comunque] una tecnica di manipolazione temporale» [24]. Il generico riferimento all’affidamento prova un po’ troppo [25]. Non ogni affidamento è tutelato: deve trattarsi, anzitutto, di una situazione soggettiva cui le regole di legge e di diritto riconoscevano credito, poi compromessa con l’en­trata in vigore di una legge successiva [26].

Scaviamo più in profondità.

La dottrina ha osservato che la legge fissa valori per guidare comportamenti e chiunque agisce seguendo la bussola legislativa fa fede che il suo comportamento pregresso verrà giudicato secondo quella guide line [27]. Sennonché nel nostro caso la guide line del sistema precedente non era, né è mai stata l’irresponsabilità del debitore. La guide line del sistema era, e tuttora è, che, in caso d’inadempimento, il creditore ha l’onere ma pure il diritto di avvalersi degli strumenti offertigli dall’ordinamento per realizzare il proprio interesse. Lo poteva fare prima con l’azione revocatoria ordinaria; lo può fare oggi (anche) con il pignoramento ex art. 2929-bis c.c.

In realtà, la novella, sotto il profilo esecutivo intertemporale, non offre né innerva alcun diritto supplementare al creditore. La novella bypassa una fase procedimentale prima necessaria: la fase dell’accertamento giudiziale dell’e­ventus damni e della scientia damni. L’art. 2929-bis c.c. velocizza la realizzazione del credito e, in tal modo, offre un beneficio sì al ceto creditorio, ma al contempo punta a una maggiore efficienza dell’amministrazione della giustizia. Ergo, la novella dà protezione a un interesse privatistico (quello del creditore), ma persegue altresì un interesse metaindividuale (quello del più rapido andamento della amministrazione della giustizia). Qui sta il motivo per cui, per quanto ci riguarda da vicino, l’affidamento del debitore non sembra possa prevalere. Qui sta, in buona sostanza, l’ultima ratio dell’applicazione retroattiva della novella [28].

C’è un argomento ancòra più significativo che corrobora l’applicazione retroattiva.

Si è parlato di un affidamento, in itinere, sulla [prevedibile] stabilità del trasferimento o dell’atto di vincolo. Mettiamo a fuoco questo affidamento. Esso era riposto su una lungaggine del sistema processuale ordinario di realizzazione del credito: l’attesa media di circa otto anni per sottoporre a esecuzione forzata il bene che il debitore ha alienato o su cui ha costituito un vincolo di indisponibilità. Dunque, questo affidamento consisteva in una fiducia riposta dal debitore e dai suoi aventi causa a titolo gratuito in un ritardo (a loro favorevole) nel realizzo coattivo del credito, che, bisogna riconoscerlo, nel contesto giuridico e fattuale anteriore alla novella, poteva ritenersi oggettivamente probabile e che, proprio per questo, scoraggiava i creditori meno motivati. Ma guardiamo bene questa situazione: essa riposa su una circostanza esterna alle parti, che però è una circostanza empirica, una circostanza cui il nostro ordinamento non ha assegnato (né avrebbe potuto assegnare) protezione giuridica. Ecco il punto: questo affidamento non è stato creato direttamente dal legislatore o da un’applicazione costante di norme di diritto, che è il passaggio (argomentativo) di snodo necessario perché possano prospettarsi dei limiti alla retroattività [29], ma è un affidamento che deriva dal peculiare funzionamento con­creto dell’apparato della giustizia e dalla relativa lentezza di risoluzione processuale delle conseguenze dell’inadempimento. In termini sbrigativi: è un mero affidamento di fatto, non un legittimo affidamento di diritto. Come tale, non sembra possa avere rilievo.

Il discorso si ramifica con riguardo agli aventi causa a titolo gratuito. Potrebbe infatti darsi che essi, se avessero conosciuto la regola sopravvenuta d’in­versione dell’onere della prova al momento dell’acquisto, non avrebbero accettato la donazione in proprio favore. Da questo punto di vista, la retroattività vincolerebbe gli aventi causa a titolo gratuito a una parola mai data, a una scelta mai fatta, scalfendone la stessa libertà contrattuale [30].

Il discorso va calibrato, evitando di fantasticare sulla posizione degli aventi causa a titolo gratuito.

Distinguiamo due profili.

i. Cominciamo con il primo profilo. Gli aventi causa a titolo gratuito dal debitore-donante, non da oggi, solo in senso lato possono solidamente riporre la loro fiducia sulla stabilità dell’acquisto a titolo gratuito. L’atto a titolo gratuito compiuto in pregiudizio di un creditore è, da sempre, guardato con sfavore da parte dell’ordinamento e gli aventi causa – siano di buona o mala fede non cambia – sanno che esso è inefficace nei confronti del creditore che agisca fruttuosamente a tutela del proprio credito. Insomma, che il creditore pregiudicato agisca con la procedura ordinaria o con la nuova procedura semplificata, il discorso, sotto il profilo del dispiegamento degli effetti, sostanzialmente non cambia: scatta la regola, antichissima, per cui nel conflitto tra qui certat de damno vitando e qui certat de lucro captando è preferito chi rischia di subire un danno. Appunto, il creditore.

L’affidamento sulla stabilità dell’atto a titolo gratuito si conferma così un mero affidamento di fatto che, sin d’ora, non appare particolarmente meritevole di tutela. Di instabilità della donazione si parlava prima, di instabilità della donazione si continua a parlare ora.

ii Veniamo al secondo profilo. Gli aventi causa a titolo gratuito di buona fede e che hanno agito in modo responsabile – l’affidamento, non dimentichia­molo, deve essere incolpevole – possono avere confidato su un’altra circostan­za: la bontà del loro acquisto. L’ordinamento giuridico attribuisce protezione a questo loro affidamento, che è quindi un affidamento di diritto, e non di fatto, senza tuttavia mettere in forse la fondatezza del (legittimo) esercizio da parte del creditore degli strumenti di difesa del proprio credito. La barriera protettiva dell’affidamento si colloca infatti sul fronte interno, non sul fronte esterno: attiene ai rapporti tra le parti, senza coinvolgere i terzi.

In sintesi, la tutela dell’affidamento, nel nostro caso, costituisce un possibile motivo di ristoro dell’interesse degli aventi causa a titolo gratuito dal debitore-donante che, a loro spese, abbiano subìto o evitato il (legittimo) pignoramento del creditore del donante [31]. Non costituisce, invece, un limite alla fruibilità del rimedio semplificato anche per gli atti compiuti prima del 27 giugno 2015 (per i quali chiaramente non sia ancòra trascorso un anno dal giorno della trascrizione).

Trova in questo modo ulteriore riprova l’idea per cui l’irretroattività non è un principio generale, ma un’indicazione ermeneutica (peraltro rivolta al giudice, e a questi soltanto) da verificare in termini assiologici, ed è perciò superabile nel caso in cui sussista un’adeguata motivazione di rilevanza sistemica [32]. Tal è, per dirla con una formula semplice, il favor creditoris e il favor per una maggiore efficienza dell’amministrazione della giustizia, com’è stato in passato il favor personae, il favor familiae, il favor per la più agevole circolazione dei beni immobili [e dei beni mobili iscritti in pubblici registri] già oggetto di atti di disposizione a titolo liberale [33].

La situazione è chiarissima con riferimento alla revocatoria ordinaria, che dà alimento a questa traiettoria. L’espropriazione subita o evitata rompe la fiducia legittimamente riposta dagli aventi causa a titolo gratuito – qui sì, necessariamente di buona fede – sulla bontà del loro acquisto. Ma questa rottura presenta ricadute esclusivamente nei rapporti tra le parti, si collochi o no l’ipotesi nell’alveo della garanzia per evizione il discorso qui non cambia.

Il ragionamento sembra replicabile con riferimento al rimedio semplificato offerto dall’art. 2929-bis c.c. al creditore. Vediamo meglio come e perché.


4. L’affidamento meritevole di tutela

Allo scopo di tracciare i confini temporali della sfera di applicazione dell’art. 2929-bis c.c. [34], l’affidamento delle varie parti coinvolte nella vicenda rileva se meritevole di tutela, ovvero se posto in essere da chi sia immune da rimproveri. In presenza di più affidamenti egualmente meritevoli, l’affida­mento dell’acquirente a titolo oneroso prevale sull’affidamento dell’acquirente a titolo liberale.

I principî illustrati emergono nitidamente nelle regole sull’azione revocatoria ordinaria. L’art. 2901 c.c. condiziona la revoca dell’atto di disposizione non oneroso unicamente alla condotta riprovevole del debitore, conoscenza del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore o dolosa preordinazione a tal fine a seconda che si tratti di atto compiuto successivamente oppure anteriormentealla nascita del credito; la buona fede del beneficato è irrilevante. La condotta irriprovevole del beneficiario rileva invece allorché il debitore disponga a titolo oneroso: in tal caso l’atto è soggetto a revoca solo se il beneficiario era consapevole del pregiudizio arrecato al creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, era compartecipe della dolosa preordinazione a tal fine.

In un quadro siffatto, il debitore che, successivamente al sorgere del debito, abbia disposto a titolo liberale facendo affidamento sul sistema ante riforma, meno agevole per il creditore, ha agito ledendo consapevolmente le ragioni creditorie e pertanto la sua condotta non può dirsi esente da rimproveri. Parimenti irrilevante appare l’affidamento dell’acquirente liberale: se il beneficiario è consapevole del pregiudizio apportato al creditore, la sua condotta è riprovevole; se il beneficiario è in buona fede, il suo affidamento sull’acquisto liberale cede davanti all’affidamento del creditore se quest’ultimo è intervenuto a titolo oneroso.

La soluzione non cambia qualora fonte del credito pregiudicato sia una liberalità, poiché in tal caso sarebbe il creditore primo beneficiario a prevalere: supporto a quanto illustrato deriva dall’art. 559 c.c., in base al quale la riduzione delle donazioni lesive della legittima partendo dall’ultima, e la considerazione secondo cui è probabile che, per via del più lungo periodo di tempo trascorso dall’acquisto, il primo beneficiario abbia fatto maggiore affidamento sul vantaggio ricevuto.

Può accadere che il beneficiario in buona fede abbia apportato dei miglioramenti alla cosa ricevuta ed abbia agito con modalità tali che il venir meno dell’acquisto sortisca un pregiudizio a suo carico.

L’esempio accennato nel paragrafo precedente illustra bene le possibili e­venienze: il debitore dona una casa; il donatario ristruttura l’immobile a proprie spese e poi in esso si trasferisce, sobbarcandosi i costi di un trasloco. Se l’acquisto viene meno, il beneficiario potrà agire nei confronti del debitore suo dante causa pretendendo il risarcimento degli eventuali danni subiti a causa della vicenda qualora questa configuri un atto illecito (per esempio allorché il donante abbia omesso di informare il donatario della propria situazione patrimoniale) ed in ogni caso il rimborso degli eventuali miglioramenti apportati alla cosa in base alla generale azione di arricchimento ingiustificato.


5. Conclusione

In conclusione, l’art. 2929-bis c.c. pare avere portata retroattiva rispetto alle situazioni pendenti. Il contorno della sua dimensione temporale è dunque questo: il rimedio semplificato può essere attivato nei confronti degli atti a titolo gratuito pregiudizievoli compiuti tanto dopo il 27 giugno 2015, quanto prima, sempre che si tratti di atti pregiudizievoli e a titolo gratuito per i quali sino al 27 giugno 2016 non sia ancòra trascorso un anno dalla loro trascrizione [35].


NOTE

[1] Sul tema delle “norme sulle norme” la letteratura è vastissima. Per speditezza si è utilizzato qui, convenzionalmente, il distinguo tra diritto intertemporalediritto transitorio di mag­giore impiego: con la prima espressione s’intende l’insieme delle regole relative alla soluzione di conflitti tra norme derivanti dalla successione delle leggi nel tempo; con la seconda espressione s’intendono, invece, le norme dettate espressamente dal legislatore per indicare i casi in cui la nuova norma opera retroattivamente: A. GIULIANI, Le disposizioni sulla legge in generaleGli articoli da 1 a 152, agg. a cura di A.O. COMEZ-I. FERRANTI-U. GIULIANI, Trattato di diritto private, diretto da P. Rescigno, 1, Utet, 2003, 379, segn. 470; ma cfr., per una messa a punto del dibattito, B. CAPPONI,L’applicazione nel tempo del diritto processuale civile, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1994, 431, in part. 446 segg., 450 segg., ove ampi ragguagli.

[2] L’art. 2929-bis c.c. è stato introdotto dall’art. 12, d.l. 27 giugno 2015, n. 83. L’art. 23, d.l. n. 83/2015 reca regole di diritto transitorio: al comma 2 dispone che «[l]e disposizioni di cui all’articolo 12, comma 1, lettera b), […] si applicano esclusivamente alle procedure esecutive iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto». Il Dossier della Camera dei deputati n. 318 del 1° luglio 2015 contenente Documentazione per l’esame delle Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria di cui al d.l. n. 83/2015 (A.C. 3201) – Schede di lettura, aveva immediatamente segnalato che il testo dell’art. 23 d.l. n. 83/2015 faceva «erroneo riferimento alla disciplina transitoria dell’articolo 12, comma 1, lettera b) (partizione interna all’articolo non presente nella disposizione richiamata), precisandone l’applicazione esclusivamente alle procedure esecutive iniziate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge (28 giugno 2015)».

Intendiamoci sùbito sulla portata dell’art. 23, comma 2, cit. Esso individua il presupposto processuale di applicazione dell’art. 2929-bis c.c., così dettando una regola di diritto transitorio. Tace, invece, sul presupposto sostanziale, così lasciando aperta la questione della regola di diritto intertemporale applicabile (da cui il titolo di questo lavoro): se, in altri termini, le procedure esecutive iniziate successivamente al 27 giugno 2015 possano riguardare pure atti compiuti prima di tale data, per i quali non sia ancòra trascorso un anno dalla loro trascrizione, che è, appunto, la questione di cui stiamo qui discutendo.

Sulle ragioni di opportunità che spingono il legislatore a non disciplinare la successione delle leggi nel tempo e sulle relative conseguenze è utile la lettura di B. CAPPONI, L’applica­zione nel tempo del diritto processuale civile, cit., 435 segg., 440 segg. e 465 seg.

[3] G. PETRELLI, Pignoramento di beni oggetto di vincoli di indisponibilità e di alienazioni gratuite, consultabile all’indirizzo www.gaetanopetrelli.it,  8 seg.; G. RIZZI, L’art. 2929 bis c.c.: una nuova tutela per il ceto creditorio, in Federnotizie, 21 settembre 2015, consultabile all’indirizzo www.federnotizie.it/author/grizzi/, 12 (dallo stampato); L. PICCOLO, Le modifiche di più spiccato interesse notarile all’esecuzione forzata di cui al d.l. 27 giugno 2015, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, n. 132, in CNN Notizie, 15 settembre 2015, par. VI; M. LEO-E. FABIANI, Prime applicazioni dell’art. 2929-bis c.c.: una norma retroattiva?, in CNN Notizie, 5 febbraio 2016; L. DE ANGELIS, Atti gratuiti con effetti sospesi, in ItaliaOggi, 10 agosto 2015, 3; E. SMANIOTTO, L’art. 2929 bis c.c. Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito, in Immobili & proprietà, 2015, 584, segn. 591.

[4] Ragguagli in V. FROSINI, Temporalità e diritto, relazione alla giornata di studio, in La rilevanza del tempo nel diritto commerciale, tenutosi a Macerata il 20 aprile 1999, nei relativi Atti pubblicati con il medesimo titolo (della giornata di studio) a cura di U. MORERA-G. OLIVIERI-M. STELLA RICHTER jr., Giuffrè, 2000, 5, segn. 8. Nota P.G. MONATERI, (voce) Diritto transitorio, in Dig. Disc. Priv., Sez. Civ., IV, Utet, s.d., ma 1990, 442, spec. 443, «[a]vendo accolto tale impostazione francese, abbiamo ereditato anche il consueto schema di ragionamento per regola ed eccezione», per una cui registrazione v. ID., La sineddoche, Giuffrè, 1984, passim.

[5] A proposito del dibattito animatosi sull’art. 11 delle preleggi e della voluminosa letteratura maturata v., da angolature e con impostazioni differenti, A. GIULIANI, op. cit., 470 segg. e R. CAPONI, La nozione di retroattività della legge, in Giur. cost., 1990, 1332, spec. 1339 segg., ove interessanti riferimenti all’opera di F.C. VON SAVIGNY.

Sulle peculiarità del tema quando sono coinvolte questioni relative agli status e questioni di diritto successorio v. la recente indagine di N. CIPRIANI, La disciplina transitoria nella riforma della filiazione, in R. PANE (a cura di), Il nuovo diritto di famiglia, Esi, 2015, 661.

[6] La massima dei giudici delle leggi è consolidata: il divieto di retroattività della legge, pur costituendo fondamentale valore di civiltà giuridica, non è stato elevato a dignità costituzionale, salva la previsione dell’art. 25 Cost. per la materia penale; al legislatore non è precluso emanare norme retroattive (sia innovative che di interpretazione autentica), purché la retroattività trovi adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare principî, diritti e beni di rilievo costituzionale che costituiscono altrettanti motivi imperativi di interesse generale ai sensi della giurisprudenza della Corte Edu: Corte cost., 14 luglio 2015, n. 150, in Foro it., 2015, I, 2999, Corte cost., 5 giugno 2014, n. 156, ibidem, 2014, I, 2005, Corte cost., 28 novembre 2012, n. 264, ibidem, 2013, I, 22, con note di G. AMOROSO e R. ROMBOLI e Corte cost., 5 aprile 2012, n. 78, ibidem, 2012, I, 2585, con nota di A. PALMIERI.

[7] In arg. F.D. BUSNELLI, Introduzione alla Terza sessione (i valori emergenti) del 7° Convegno nazionale della SISDiC tenutosi a Capri il 12, 13 e 14 aprile 2012, nei relativi Atti, Diritto intertemporale e rapporti civilistici, Esi, 2013, 259.

[8] R. GUASTINI, Teoria e dogmatica delle fonti, nel Trattato di diritto civile e commerciale A. Cicu-F. Messineo [cont. da L. Mengoni], Giuffrè, 1998, 169 ss., segn. 182. Sul tema v. altresì, in più ampio raggio, L. MENGONI, Diritto e tempo, in Jus, 1998, 635, in part. 642.

[9] Enfatizzano la portata processuale dell’art. 2929-bis c.c. B. CAPPONI, Prime impressioni sugli aspetti processuali dell’art. 2929-bis c.c. (la tecnica del bypass applicata all’esecuzione forzata), consultabile all’indirizzo www.osservatorio-oci.orgpassim, segn. 4 segg. (dal paper) e R. FRANCO, La novella codicistica dell’art. 2929 bis c.c.: tra accelerazione delle tutele creditorie e riflessioni sistematiche. Primo commento, consultabile all’indirizzo www.dobank.com/ attach/Content/Menu_principale/5433/o/art.2929bis.pdf, 2, 5, 6, 7, 11, 12 e 13 (dal paper).

Su questa corsia si muove il ragionamento ora proposto da Trib. Ferrara, [ord. collegiale] 10 novembre 2015, n. 3265, consultabile all’indirizzo www.cassazione.net, che si legge pure in CNN Notizie, 5 febbraio 2016, con nota critica di M. LEO-E. FABIANI, cit., i quali obiettano, non senza buoni motivi, che, in realtà, nel nostro caso si tratta di stabilire non se lo ius superveniens si applichi a determinati atti processuali, ma quali atti negoziali sono esposti al pignoramento ex art. 2929-bis c.c.

Cfr., per una forte connessione tra i profili sostanziali e processuali, G. SPINA, Il nuovo art. 2929-bis c.c. dopo il d.l. 83/2015: l’espropriazione diretta di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito, consultabile all’indirizzo www.lanuovaprocedura
civile.com
, par. 4.3.

[10] G. OBERTO, La revocatoria degli atti a titolo gratuito ex art. 2929-bis c.c. Dalla pauliana alla “renziana”?, Giappichelli, 2015, 34 seg.

[11] R. GUASTINI, op. cit., 183. I processualisti, in realtà, non sono tutti dello stesso avviso e cfr., infatti, R. CAPONI, Tempus regit processum. Un appunto sull’efficacia delle norme proces­suali nel tempo, in Riv. dir. proc., 2006, 449, 450 e 458 e B. CAPPONI, L’applicazione nel tempo del diritto processuale civile, cit., 443 segg. e 487 segg.

[12] Da ultimo e per tutte Cass., 15 dicembre 2015, n. 25216, in DeJure-Giuffrè. Sul significato della massima tempus regit actum v. L. MENGONI, opcit., 642.

La tematica di rito, in realtà, si ridimensiona ampiamente se si parte da una considerazione atomistica degli atti processuali e v. anche B. CAPPONI, L’applicazione nel tempo del diritto pro­cessuale civile, cit., 462 segg. e, tra gli studiosi del procedimento amministrativo, G.D. COMPORTI, Tempus regit actionem, Giappichelli, 2001, 78 segg.

[13] Non è questo il luogo in cui effettuare un’analisi approfondita della questione, le cui conclusioni, peraltro, non potrebbero che essere “relative”. Al riguardo, infatti, appaiono condivisibili le riflessioni di V. DENTI, in Intorno alla relatività della distinzione tra norme sostanziali e norme processuali, in biblio.juridicas.unam.mx/revista/pdf/DerechoComparado/22/ art/art13.pdf, secondo cui «la natura ‘processuale’ o ‘sostanziale’ di una norma non si deduce necessariamente dai suoi connotati intrinseci […] ma può discendere dalla comparazione degli effetti che conseguono alla diversa qualificazione», e ciò in quanto «la relatività del criterio discretivo è data», in ultima analisi «dal suo porsi come valido solo in relazione ad una concreta soluzione dei conflitti di leggi, attuata storicamente, alla luce di determinati problemi politici o costituzionali».

[14] A. CERRI, Leggi retroattive e Costituzione. Spunti critici e ricostruttivi, in Giur. cost., 1975, 517.

[15] Corte cost., 23 novembre 2006, n. 393, in Foro it., 2007, I, 1, con nota di G. DI CHIARA e Corte cost., 26 gennaio 2012, n. 15, ibidem, 2012, I, 65.

[16] Corte cost., 29 maggio 2013, n. 103, Pres. F. Gallo – Est. S. Mattarella, in Giurcost., 2013, 1780.

[17] Va poi considerato che anche la tutela dei diritti di credito sembrerebbe ormai aver conseguito il riconoscimento del rango costituzionale, in quanto riconducibile al paradigma del­l’art. 41 Cost.; sul punto, vedasi, V. ROPPO, Tutela costituzionale del diritto di credito e procedure concorsuali, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1999, 1.

[18] A. GENTILI, Sulla retroattività delle leggi civili, in Riv. dir. civ., 2007, I, 781, passim., segn. 782 (e 788 e 790), con richiamo a F. BACONE [Le Leggi delle leggi ossia Trattato sulle Fonti del diritto universale per via di aforismi, traduzione dal latino di A.M.J.J. Dupin, Manuale degli studenti di diritto e de’ giovani avvocati, versione di N. Vinaccia, per cura di N. COMERCI, Stabilimento dell’Ateneo, 1831: aforisma 50; v. altresì l’aforisma 48]. Profittevoli considerazioni in L. MENGONI, opcit., 642 e, più in generale, in R. SACCO, Il fatto, l’atto, il negozio, nel Trattato di diritto civile diretto dallo stesso A., La parte generale del diritto civile, 1, Utet, 2005, 56 seg.

Su questi passi si muove pure la giurisprudenza più recente, per cui, in punto di ius superveniens, «il giudice procede ad un esame retrospettivo delle attività svolte»: Cass., 20 settembre 2006, n. 20414, in DeJure-Giuffrè e, proxime, Cass., 15 dicembre 2015, n. 25216, cit.

[19] La giurisprudenza insiste molto sulla ragionevolezza quale canone attraverso il quale filtrare la retroattività delle norme di legge e v., ex ceteris, Corte cost., 4 luglio 2013, n. 170, in Giustciv., 2013, I, 2290, Corte cost., 6 novembre 2009, n. 284, in Foro it., 2010, I, 2997 e Corte cost., 23 dicembre 1997, n. 432, in Giur. cost., 1997, 3858.

Ha investigato sul tema, muovendo quattro stimolanti obiezioni a questa impostazione dei giudici delle leggi, A. GENTILI, di cui ora Retroattività, ragionevolezza, diritto intertemporale, relazione al 7° Convegno nazionale della SISDiC, nei relativi Atti, Diritto intertemporale e rapporti civilistici, cit., 439, segn. 445 seg. e 447 seg.

[20] In terminis, da ultimo, Corte cost., 4 luglio 2013, n. 170, cit.; in arg. v. pure, sostanzialmente sempre nella medesima direzione, Corte cost., 27 gennaio 2011, n. 31, in Giurcost., 2011, 379 e Corte cost., 17 dicembre 1985, n. 349, ibidem, 1985, I, 2408 e poi Corte di giustizia Unione europea, 12 maggio 2011, n. 107/10, in Rep. Foro it., 2011, voce Unione europea e Consiglio d’Europa, n. 1674, Corte di giustizia Comunità europee, 14 aprile 2005, n. 110/03, ibidem, 2007, v. cit., n 1955 e Trib. I grado Comunità europee, 29 giugno 2000, n. 7/99, ibidem, 2001, v. cit., n. 973.

[21] La stessa parola «creditore» ce ne dà testimonianza oculare: germina da «credere = fare affidamento». Lo notò già M. GIORGIANNI, (voce) Credito e creditore, in Noviss. dig. it., IV, Utet, s.d., ma 1959, 1111.

[22] Funditus, s.v., A. DI SAPIO, Patrimoni segregati ed evoluzione normativa: dal fondo patrimoniale all’atto di destinazione ex art. 2645-ter, in Dir. fam. pers., 2007, 1257, spec. 1273 seg.

[23] P. PERLINGIERI, Chiusura dei lavori dell’8° Convegno nazionale della SISDiC tenutosi a Capri il 3, 4 e 5 aprile 2013, nei relativi Atti, Pubblicità degli atti e delle attività, Esi, 2014, 493, segn. 497 e, più diffusamente, M. FRANCESCA, Autonomia del criterio della priorità e regole di funzionamento delle misure di conoscenzaibidem, 425, passim.

[24] V. FROSINI, opcit., 7.

[25] Conf. A. GENTILI, Retroattività, ragionevolezza, diritto intertemporale, cit., 443 e 455: nessun ordinamento protegge tutti gli affidamenti dei cittadini: la legge può sempre cambiare.

[26] Conf. M. LUCIANI, Retroattività, giurisprudenza costituzionale, diritto privato, relazione al 7° Convegno nazionale della SISDiC, nei relativi Atti, Diritto intertemporale e rapporti civilistici, cit., 283, segn. 291.

[27] A. GENTILI, Sulla retroattività delle leggi civili, cit., 790; v. anche, ma con differente esito argomentativo, C.M. BIANCA, Diritto civile, I, La norma giuridica – I soggetti, Giuffrè, 1990, 119 ss.

[28] Pure le norme intertemporali e le regole positive di diritto transitorio rispondono, infatti, a una loro ratio.

[29] Riflessioni interessanti su questo anello di rilevanza costituzionale in P. CARNEVALE, Legge di interpretazione autentica, tutela dell’affidamento e vincolo rispetto alla giurisdizione, ovvero del «tributo» pagato dal legislatore-interprete «in materia tributaria» al principio di salvaguardia dell’interpretazione «plausibile», in Giur. it., 2001, 2415, segn. 2418 ss.

[30] Al rispetto della libertà di scelta quale limite della retroattività aveva già fatto riferimento, con impostazione metodologica tradizionale, R. QUADRI, Applicazione della legge in generale, in Commentario del codice civile Scialoja – Branca, Artt. 10-15, Zanichelli – Foro it., 1974, 115. Incardina il discorso sul principio di libertà e autoderminazione, in chiave più moderna, A. GENTILI, Sulla retroattività delle leggi civili, cit., 795 (da cui il passo infra cit.) e Retroattività, ragionevolezza, diritto intertemporale, cit., 455 ss. e 459 ss.: «[s]i tratta di una soluzione dopotutto semplice ad un problema complesso. Il diritto è un gioco articolato, che si svolge nel tempo. È perciò possibile anche mutare le regole nel corso della partita, dando alle carte un valore diverso. Ma non dopo che la carta sia stata giocata».

Per l’origine di questa chiave di lettura, dalle radici che affondano assai in profondità nella storia e che si presta a una tutela del contratto nei confronti di eventuali interventi dell’autorità statale, giudiziale o amministrativa, v., senz’altro, P.G. MONATERI, ad vocem cit., 443, ove riferimenti.

[31] Il nuovo art. 2929-bis c.c. sollecita una lettura evolutiva per cui l’intervento del notaio è necessario per verificare non solo l’effettiva volontà del donante, ma pure l’effettiva volontà del donatario di conseguire diritti che, al verificarsi dei presupposti di legge e per un periodo di tempo comunque limitato, possono eventualmente essere aggrediti da parte del creditore del donante che si sia avvalso dei rimedi offerti a tutela del proprio credito.

[32] P. PERLINGIERI, Chiusura dei lavori del 7° Convegno nazionale della SISDiC, nei relativi Atti, Diritto intertemporale e rapporti civilistici, cit., 465, inpart. 467.

[33] Sono le parole dell’incipit dell’art. 2, comma 4-novies, d.l. 14 marzo 2005, n. 35, con cui sono stati modificati gli artt. 561 e 563 c.c.

Sotto questo profilo potrebbe essere colta una certa contiguità della nostra tematica con quella fiorita a proposito della possibilità per il coniuge e i parenti in linea retta di proporre opposizione alle donazioni stipulate in data anteriore all’entrata in vigore della novella del 2005 per le quali siano già trascorsi venti anni dalla loro trascrizione: per una felice panoramica v. G. AMADIO, Diritto intertemporale e successioni mortis causa, relazione al 7° Convegno nazionale della SISDiC, nei relativi Atti, Diritto intertemporale e rapporti civilistici, cit., 345, segn. 358 seg.; nel merito cfr., per la tesi dell’applicazione retroattiva, che privilegia la tutela dei terzi decorsi comunque venti anni, F. GAZZONI, Competitività e dannosità della successione necessaria (a proposito dei novellati art. 561 e 563 c.c.), in Giust. civ., 2006, II, 1, in part. 18, F. TASSINARI, La «provenienza» donativa tra ragioni dei legittimari e ragioni della sicurezza degli acquisti, (studio n. 5859/C approvato dal Consiglio Nazionale del Notariato il 9 settembre 2005), in Studi e Materiali, 2/2005, Giuffrè, 2005, 1141, in spec. 1154 ss. e 1158 s. e A. BUSANI, L’atto di «opposizione» alla donazione (art. 563, comma 4, c.c.), (studio n. 5809/C approvato dal Consiglio Nazionale del Notariato il 21 luglio 2005), ibidem, 1079 s. e 1133 ss. e, per la tesi, a oggi invero maggioritaria, dell’applicazione non retroattiva, che privilegia la tutela dei legittimari proponendo un “riallineamento” al 15 maggio 2005, E. DE FRANCISCO, La nuova disciplina in materia di circolazione dei beni immobili provenienti da donazione: le regole introdotte dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, in Riv. not., 2005, 1250, in part. 1268 segg., G. GABRIELLI, Tutela dei legittimari e tutela degli aventi causa dal beneficiario di donazione lesiva: una riforma attesa, ma timida, in Studium iuris, 2005, 1129, spec. 1135 seg., C. CASTRONOVO, Sulla disciplina nuova degli artt. 561 e 563 c.c., in Vita not., 2007, 994, in segn. 1002 seg., V. MARICONDA, L’inutile riforma degli artt. 561 e 563 c.c., in Corr. giur., 2005, 1174, in part. 1179, M. IEVA, La novella degli articoli 561 e 563 c.c.: brevissime note sugli scenari tecnico-applicativi, in Riv. not., 2005, 942, spec. 945, G. BARALIS, Riflessioni sull’atto di opposizione alla donazione a seguito della modifica dell’art. 563 c.c.ibidem, 2006, 277, segn. 279 ss. e C. CACCAVALE, Contratto e successioni, nel Trattato del contratto diretto da V. Roppo, Interferenze, VI, Giuffrè, 2006, 405, spec. 426 seg.

[34] Corte Cost., 29 maggio 2013, n. 103, cit.

[35] Nello stesso senso si segnala Trib. Ferrara, [ord. collegiale] 10 novembre 2015, n. 3265, cit., che, a séguito di reclamo, ha confermato Trib. Ferrara, [ord. del giudice dell’esecuzione] 29 settembre 2015, consultabile all’indirizzo www.cassazione.net: nel caso di specie si trattava di un atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c. trascritto il 17 marzo 2015. In dottrina, con argomentazioni e nuance tra loro diverse, M. BOVE, Riforme sparse in materia di esecuzione forzata tra il d.l. n. 83/2015 e la legge di conversione n. 132/2015, consultabile all’indirizzo www.lanuovaproceduracivile.com, par. 3; G. OBERTO, op. loc. cit.; F. TASSINARI, L’espropria­zione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito e l’acquisi­zione al fallimento dei beni oggetto di atti a titolo gratuito ai sensi dell’art. 64 primo comma legge fallimentare, relazione al Convegno Insignum tenutosi a Santa Margherita Ligure il 4 e 5 settembre 2015, inedita, 9 (dal paper); R. FRANCO, opcit., 1 (nt. 2) (dal paper); A. SCILABRA, Note a prima lettura del neo introdotto articolo 2929 bis c.c., relazione alla Tavola Rotonda su Le novità dell’ultima ora in tema di procedure concorsuali, esecuzioni mobiliari e immobiliari: un primo confronto sulla disciplina immediatamente applicabile contenuta nel d.l. 27 giugno 2015 n. 83, tenutasi a Torino il 14 luglio 2015, consultabile all’indirizzo www.notaioscilabra.it/ relazione-convegno-14-7-2015/; L. BALLERINI, Atti di destinazione e tutela dei creditori: l’art. 2929 bis c.c. riduce i confini della separazione patrimoniale, in P. RESCIGNO-V. CUFFARO (a cura di), Atti di destinazione, in Giur. it., 2016, 224/272, spec. 278.