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La competitività nelle procedure di vendita fallimentare

D. Monteleone, Avvocato

L’art. 107 l. fall. delinea un innovativo impianto volto all’esecuzione del programma di liquidazione che si focalizza sull’attività del Curatore fallimentare per la promozione di vendite e di altri atti di liquidazione mediante procedure competitive, “anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati”.

La novità più rilevante introdotta dall’art. 107 l. fall. consiste nell’at­tri­buzione diretta al Curatore di prerogative finalizzate alla materiale liquidazione degli assi patrimoniali, mobiliare ed immobiliare, facenti parte della massa attiva. È pertanto demandata al Curatore fallimentare la scelta relativa alle modalità attraverso cui monetizzare il patrimonio del fallito. La discrezionalità non è comunque assoluta: l’art. 104-ter l. fall., infatti, mediante la previsione della redazione di un programma di liquidazione entro 60 giorni dal perfezionamento dell’inventario, prescrive il preventivo vaglio delle determinazioni della Curatela da parte del Comitato dei Creditori e del Giudice Delegato [1].

Il programma di liquidazione è quindi lo strumento processuale mediante il quale razionalizzare l’iter di monetizzazione del patrimonio del fallito, ossia l’atto con cui il Curatore individua le modalità prescelte per procedere all’alienazione dei beni immobili e mobili facenti parte della massa attiva ed espone le proprie determinazioni circa le procedure competitive che verranno esperite [2].

Nel programma di liquidazione, dunque, vengono analiticamente individuati gli atti di realizzo del patrimonio fallimentare, i tempi previsti per il loro compimento, le tipologie di pubblicità da attuare ed i regolamenti di vendita delle gare competitive. A seguito di intervenuta approvazione, il programma cristallizza la pianificazione e gli indirizzi della gestione dell’attivo fallimentare discendendo il vincolo per il Curatore in ordine alla successiva attività di liquidazione. Egli, infatti, è tenuto ad attenersi alle tempistiche nonché alle modalità di liquidazione ivi previste con la diligenza richiesta dal­l’incarico [3].

Dal punto di vista sistematico, quindi, l’art. 107 l. fall. opera come disciplina generale della liquidazione dell’attivo fallimentare e fornisce i mezzi astratti mediante i quali la liquidazione può essere perfezionata, in ragione di quanto stabilito in sede di stesura del programma di liquidazione. Tuttavia, la norma richiamata non delinea i margini precisi del richiamato concetto di vendita competitiva, che ben può essere ricondotto al principio della libertà di forme delle vendite fallimentari, il cui unico punto fermo è il programma di liquidazione stesso, o meglio la previsione di adeguate forme di pubblicità tali da garantire la massima trasparenza, informazione e partecipazione dei potenziali interessati [4].

Il necessario contemperamento tra il principio della libertà delle forme e l’esigenza della tutela degli interessi del ceto creditorio è assicurato dall’ob­bligo di motivazione incombente sul Curatore, in quanto, come detto, ai sensi dell’art. 104-ter l. fall. il programma di liquidazione deve essere sottoposto all’approvazione del Comitato dei Creditori e alla successiva comunicazione al Giudice Delegato.

Quanto alle esigenze di trasparenza, nonché di cautela, insite nel concetto di competitività, il secondo comma dell’art. 107 l. fall. prescrive, in materia immobiliare, la preventiva notificazione dell’esperimento di vendita a tutti i creditori ipotecari ovvero a quelli dotati di privilegio, affinché possano ottemperare al loro onere di sorveglianza e di controllo sull’operato del Curatore e sulle operazioni di liquidazione, e dunque monetizzazione, già poste in essere.

La ratio del Legislatore, finalizzata alla snellezza della procedura di vendita, è ancorata al principio di indeterminatezza delle forme, sicché la specie “vendita competitiva” rappresenta il duttile strumento per qualsiasi vendita, consentendone l’adattabilità ad ogni fattispecie concreta.

Cercando di individuare i margini sfumati dell’istituto in esame, la procedura di vendita competitiva, depurata di irrilevanti corollari, può essere esaustivamente descritta come [5]:

1. quella procedura che preveda unsistema incrementale di offertefinalizzato alla contestuale gara tra tutti gli offerenti e pertanto al raggiungimento del prezzo più alto possibile nel minor tempo possibile;

2. dotata di massima apertura al pubblico interessato sul presupposto di un funzionamento procedimentale altamente trasparentein cui tutte le parti della procedura concorsuale siano sempre a conoscenza dei passaggi e dei risultati;

3. garantita da unadeguato sistema di pubblicitàche possa prevenire, anche solo a livello meramente deterrente, ogni rischio di discrezionalità degli organi della procedura stessa;

4. corredata da meccanismi alienativi volti al risparmio processuale in termini di tecnicismi, oneri, costi e tempistiche, da cui derivano esperimenti altamente informali, modalità di partecipazione facilitate, strumenti di versamento del prezzo altamente efficienti, strumenti di sganciamento dalla vendita velocizzati e non burocratizzati.

Posti i tratti identificativi essenziali della procedura competitiva innanzi riportati, occorre procedere alla valutazione circa la compatibilità con essa della trattativa privata e della licitazione privata. Sebbene parte della dottrina abbia concluso in senso favorevole [6], il dato letterale non parrebbe concedere spazio alla vendita a trattativa privata in deroga ai principi di competitività. Di qui l’orientamento che sostiene la logica esclusione dalle procedure competitive di tutti quei meccanismi di alienazione cui è estranea una fase competitiva tra gli offerenti, anche solo preliminare, quali, a mero titolo esemplificativo, le procedure ad offerte chiuse, in cui si procede alla scelta in favore del­l’offerta maggiore senza una ulteriore gara tra gli interessati, nonché le procedure in seno alle quali sia prevista la possibilità che dall’inadempimento del migliore acquirente possa discendere il subentro automatico dell’ultimo degli offerenti in aumento.

Tuttavia, la Corte di Cassazione [7] ha affermato che il disposto dell’art. 107 l. fall., pur attribuendo al Curatore fallimentare ampia discrezionalità in merito alle modalità di alienazione del patrimonio fallimentare, al contempo esige che l’esperimento di vendita sia preceduto da adeguata pubblicità e che il medesimo sia effettuato mediante procedura competitiva, all’uopo indicando come unico genus procedurale non consentito la trattativa privata diretta tra interessato e Curatore del fallimento senza che altri soggetti abbiano avuto la possibilità di partecipare alla liquidazione mediante la proposizione di proprie offerte. La vendita mediante la trattativa privata, pertanto, non può dirsi totalmente esclusa a rigore di logica, rilevando, ai fini liquidatori, allorquando presentata quale offerta subordinata all’esperimento di una gara pubblica e pubblicizzata. Qualora quest’ultima andasse poi deserta, il potenziale acquirente, mediante trattativa privata – preferibilmente da sostanziarsi in un’offerta irrevocabile di acquisto – potrà in un secondo momento beneficiare dell’aggiudicazione della porzione di patrimonio di suo interesse.

È stato superato, invece, quell’indirizzo che in passato era giunto all’esclu­sione delle vendite con e senza incanto dal novero delle procedure competitive. Il presupposto su cui si fondava tale impostazione era da rinvenire nel fatto che nel procedimento esecutivo era il Giudice dell’esecuzione a stabilire le modalità della vendita, a controllare i meccanismi concorrenziali, ad invitare gli offerenti alla gara assumendo ogni provvedimento relativo all’aggiudicazione, al versamento del prezzo ed infine al trasferimento del bene espropriato. Per contro, nella liquidazione dell’attivo fallimentare tali poteri sono attribuiti al Curatore, sicché, in ragione di tale differenza, dall’esecuzione individuale potrebbero al più mutuarsi alcune regole generali in materia di sistema concorrenziale delle offerte, di analisi dei requisiti degli offerenti, di disciplina delle cauzioni, ma non quelle sulla delega delle operazioni ex art. 591-bis c.p.c. ovvero quelle in tema di nomina dell’amministratore giudiziario o della custodia, tali da presupporre l’esercizio di poteri squisitamente giudiziali. Si tratta di un’interpretazione in ogni caso sconfessata dall’evoluzione delle prassi dei Tribunali, che oggi conosce un uso massiccio (e quasi esclusivo) del sistema della vendita senza incanto ed un vasto impiego del sistema della delega ex art. 591-bis c.p.c. (al Curatore o ad altro professionista delegato) e che inibisce la possibilità di una piena ricezione delle modalità processualcivilistiche in ragione della diversa fonte del procedimento di vendita, laddove è la stessa legge fallimentare che consente al Curatore di fare ricorso alle norme del codice di procedura civile. Proprio attraverso il meccanismo della delega, il Giudice, sia pure in via mediata (per il tramite del programma di liquidazione che preveda tale opzione), torna ad essere motore e garante del procedimento di alienazione. La sola differenza sta nel fatto che, nella procedura fallimentare, l’applicazione della disciplina processualcivilistica è una possibilità, non un obbligo. La prima espressione della competitività risiede, in ultima analisi, proprio nella scelta dello strumento più appropriato e, in concreto, efficiente.

Al di là della dibattuta ontologia della procedura competitiva, è la Legge ad istituire un collegamento inscindibile fra la competitività e l’apprestamento di “adeguate forme di pubblicità”. L’adeguatezza delle forme pubblicitarie si sostanzia in un parametro mobile, da ancorare al caso concreto, cui deriva la libertà accordata al Curatore fallimentare di prevedere, secondo il proprio personale apprezzamento, le modalità della liquidazione patrimoniale sancite nel programma di liquidazione, fermo restando che lo stesso Legislatore indica il fine perseguito nella “massima informazione e partecipazione degli interessati”; quest’ultimo, nel rispetto delle esigenze di efficienza allocativa dei patrimoni, fari dell’intero impianto della competitività procedurale, comporta che i criteri su cui modulare estensione ed entità della pubblicità siano essenzialmente il numero dei potenziali interessati, la collocazione territoriale dei cespiti o la localizzazione nel mercato di riferimento, il valore del bene (dovendosi comunque prevedere una corrispondenza fra l’utilità del realizzo e la gravosità dell’onere) [8].

Sulla scia di siffatta impostazione, incentrata indiscutibilmente sulla pubblicità della procedura di alienazione, vi è il d.d.l. delega [9] approvato nel corso del mese di febbraio dal Governo, che pare già da subito orientato alla predilezione della competitività in seno alla nuova procedura di liquidazione giudiziale (ex fallimento). Maggiori novità, infatti, si vorrebbero introdurre nella fase della liquidazione dell’attivo, prevedendo l’adozione di un sistema di vendita dei beni che è frutto di una rivisitazione complessiva della relazione oggi esistente tra le procedure fallimentari ed il mercato, tale da consentire, anche tramite l’adozione di moderne tecnologie telematiche, migliori prospettive di soddisfazione delle ragioni dei creditori. Si tratta del sistema c.d. “Common” che si basa essenzialmente su tre elementi complementari [10]:

a) la creazione di un mercato telematico unificato a livello nazionale, per tutti i beni posti in vendita dalle procedure concorsuali, dotato di massima visibilità e che funga da piattaforma di formazione dei prezzi attraverso meccanismi d’asta differenziati, ampliando la platea dei potenziali acquirenti;

b) la possibilità di acquisto di beni su tale mercato non solo con denaro corrente ma anche con appositi titoli, che incorporano un diritto speciale attribuito ai creditori delle procedure di cui sia certificata la concreta possibilità di soddisfazione, da parte di un organismo terzo a un valore minimo prudenziale, a fronte di una garanzia formata dagli attivi più facilmente vendibili e di valore durevole;

c) la creazione di un fondo nel quale siano conferiti i beni rimasti invenduti, in vista della loro successiva valorizzazione.

La volontà espressa di addivenire ad un sistema centralizzato, mediante lo sfruttamento delle potenzialità proprie delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che consentono la massimizzazione della pubblicità della procedura di vendita e, di conseguenza, l’incremento della platea dei potenziali acquirenti, non è altro che la realizzazione concreta dei requisiti tipici della competitività innanzi esposti, cui va addizionata l’ulteriore esigenza di procedere mediante un sistema incrementale di offerte, sistema peraltro già collaudato nel settore dell’e-commerce da cui eventualmente poter trarre interessanti spunti.

Il sistema incrementale delle offerte comporta che vi sia un rapporto tempo-offerta in ordine al quale man mano che l’inserzione procede verso la scadenza, le offerte che pervengono siano parametrate a quelle già presentate da altri offerenti. Se l’offerta più recente è migliorativa rispetto a quella precedentemente avanzata allora l’offerente “più recente” dovrà essere preferito a chi aveva inoltrato per primo l’offerta. Per contro, qualora l’offerta più recente non sia migliorativa, l’offerente prediletto resterà colui che per primo aveva palesato il proprio interesse. L’applicazione del modo incrementale consente di premiare non il soggetto che per primo abbia effettuato l’offerta ma quello che entro il termine assegnato abbia fatto pervenire l’offerta ritenuta più vantaggiosa. Tale tipologia di contrattazione è definita asta all’inglese la quale prevede la presenza di un alienante ed una moltitudine di potenziali interessati. A seguito della presentazione del bene da parte dell’alienante, gli interessati possono avanzare le proprie offerte in un arco di tempo prestabilito. Alla scadenza del termine, l’offerta migliore – tendenzialmente la più alta – vince ed il soggetto che l’ha avanzata si aggiudica il bene.

Da tale tipologia di contrattazione si distingue la c.d. asta all’olandese la quale prevede la presenza di un alienante e più acquirenti, ovvero di più alienanti a fronte di un solo acquirente. Nel primo caso l’alienante che pone in vendita il bene annuncia un prezzo elevato che man mano viene ridotto sino ad incontrare il favore dell’acquirente; nel secondo caso l’annuncio è relativo alla domanda e la competizione avviene tra gli alienanti sino al prezzo più basso che possa incontrare il gradimento dell’acquirente [11].

Ritornando al discorso precedente, lo scopo del Legislatore è quello di implementare ancora di più il regime di pubblicità, a garanzia della massima informazione e partecipazione dei potenziali interessati agli esperimenti di vendita che trovano la propria giustificazione all’interno di una procedura concorsuale ovvero esecutiva.

Quanto più elevato ed indifferenziato sarà il numero dei soggetti potenzialmente interessati, tanto maggiormente estesa dovrà essere la pubblicità informativa, al fine di coinvolgere il più ampio numero possibile di utenti. In tal senso, mirando indistintamente ad una pluralità di potenziali interessati, la pubblicità risulterà adeguata allorquando eseguita in modo estensivo mediante lo sfruttamento di una molteplicità di canali pubblicitari. Diversi aspetti cui poter collegare la pubblicità sono ravvisabili nel territorio, in particolare laddove si tratti di beni caratterizzati da un’appetibilità inversamente proporzionale alla distanza geografica dei potenziali interessati, nonché nel valore dei beni medesimi, essendovi proporzione tra oneri pubblicitari e valore dell’attivo oggetto di liquidazione. Per contro, qualora il numero dei potenziali interessati fosse esiguo minore sarà il valore aggiunto apportato da una pubblicità differenziata, essendo più idonea una pubblicità mirata alle particolari categorie di potenziali interessati [12].

Perché le vendite siano efficienti occorre dunque che domanda ed offerta siano poste in correlazione così come avviene normalmente nel regime del­l’eco­nomia di mercato. Volendo addentrarsi nell’ambito prettamente economico, perché si realizzi l’incontro paritario tra domanda ed offerta occorre che le informazioni giungano là ove la domanda sussiste. Occorre, pertanto, che siaposta in essere una pubblicità adeguata al bene offerto, al mercato al quale può interessare, all’entità economica dello stesso, una pubblicità capace di superare le eventuali asimmetrie informative che in precedenza, prima della d.lgs. n. 5/2006, e nella vigenza delle norme sull’esecuzione forzata anteriori alla riforma del 2005, avevano reso le vendite coattive ordinarie o fallimentari prerogativa di operatori spregiudicati quanto informati, a discapito del comune cittadino che non aveva alcuna notizia delle procedure di alienazione; il tutto finalizzato all’introduzione dei principi propri della concorrenza perfetta entro i margini delle vendite giudiziarie.

Un mercato si può definire perfettamente concorrenziale quando si verificano, tra le altre, le seguenti ipotesi [13]:

1. le imprese operano in condizione di “informazione completa e simmetrica” (trasparenza di mercato), ossia tutti gli agenti economici (produttori e consumatori) dispongono di informazioni complete;

2. gli agenti economici dispongono delle stesse informazioni in maniera certa.

Secondo la teoria microeconomica classica, la concorrenza perfetta è il meccanismo ottimale per l’allocazione efficiente delle risorse in quanto il prezzo di vendita che si forma sul mercato è quello che remunera tutti i fattori di produzione in base alla loro produttività marginale e non consente la creazione di extra profitti e sfruttamento del lavoro. Inoltre il prezzo (o meglio il sistema dei prezzi relativi) è anche quello che consente ai consumatori di massimizzare la loro soddisfazione. Questo risultato è noto come primo teorema dell’eco­nomia del benessere.

Tra i mezzi auspicati per addivenire ad una piena e paritaria informazione degli operatori (talora meramente potenziali) delle vendite giudiziarie vi è appunto la pubblicità – talora informatica – nonché la possibilità di usare la sensibilità e la fantasia per raggiungere tutti i potenziali interessati con pubblicazioni quotidiane, locali o nazionali, pubblicazioni specializzate, cartellonistica, o volantinaggio, ossia tutto quanto può essere strumentale al fine di trasparenza e di conoscenza massima perseguiti dal Legislatore. Infatti, il Curatore può ideare di volta in volta, in relazione al bene, di realizzare la pubblicità più penetrante, purché i criteri di base siano stati approvati nel programma di liquidazione.

Il concetto di informazione, pertanto, riveste il ruolo centrale nel più ampio ambito della competitività che in proposito va implementato mediante:

1. il potenziamento dell’informazione: la documentazione tecnica incrementa la qualità del contenuto ed è posta al centro della campagna di comunicazione;

2. la diffusione dell’informazione: pianificando una campagna di diffusione delle informazioni attraverso i principali strumenti dimarketingoggi esistenti;

3. la continuità dell’informazione: garanzia della continuità dell’infor­ma­zione legata alla vendita e creazione di un sistema di massima trasparenza.

Validità ed efficienza delle procedure di alienazione promosse dal Curatore sono correlate all’adeguata pubblicizzazione al fine di assicurare la massima partecipazione degli interessati.

Le formalità pubblicitarie prescelte dal Curatore devono, in linea generale, individuare le categorie di soggetti potenzialmente interessati all’acquisto dei beni distinguendoli:

– in base alla loro localizzazione sul territorio;

– in base alla tipologia di utilizzo dei beni.

Le tabelle seguenti presentano le opzioni relative a beni mobili ovvero immobili e le relative forme di pubblicità da ritenersi più idonee [14].

beni mobili

     
   

LOCALIZZAZIONE

   

NON RILEVANTE

 

RILEVANTE

UTILIZZO

NON SPECIFICO

Beni fungibili, quali apparecchiature elettroniche destinate al con­sumo, auto, beni di consumo in generale, ecc. i cui potenziali acquirenti non appartengono ad una specifica area geografica ed i cui costi di trasporto non incidano significativamente rispetto al bene venduto. Tendenzialmen­te la pubblicità più efficace è quella effettuata tramite internet con massima diffusione generalista.

 

Si tratta beni mobili di valo­re modesto (es. abbigliamen­to, prodotti per la casa o la persona, prodotti alimenta­ri ecc.) i cui costi di trasporto o di acquisto risultano rilevanti rispetto al bene venduto. In questi casi risulta efficace, oltre alla pubblicità su internet, anche il volantinaggio e la pubblicità su stam­pa in giornali a diffusione locale.

SPECIFICO

Beni mobili, quali macchinari, autocarri speciali, ecc. destinati a specifici impieghi i cui potenziali acquirenti non appartengono ad una specifica area geografica ed i cui costi di trasporto non incidano significativamente rispetto al bene ven­duto. Tendenzialmente la pub­blicità più efficace è quella effettuata tramite internet su si­ti specializzati, anche con uten­za internazionale, e mediante inserzioni e bandi su riviste del settore a diffusione nazionale.

 

Beni mobili destinati a specifici impieghi i cui potenziali acquirenti appartengono ad una specifica area geografica specializzata nello specifico settore. La pubblicità più efficace, oltre a quella effettuata tramite internet, è l’in­vio dei bandi di vendita tramite posta elettronica alle a­ziende del settore e alle associazioni di categoria.

beni immobili

     
   

LOCALIZZAZIONE

   

NON RILEVANTE

 

RILEVANTE

UTILIZZO

NON SPECIFICO

Beni immobili, quali abitazioni residenziali senza caratteristiche specifiche, ubicati in grandi città. Tendenzialmente la pub­blicità più efficace è quella effettuata tramite internet.

 

Beni immobili, quali abitazio­ni residenziali senza caratteristiche specifiche, ubicati in piccoli centri urbani. Oltre alla pubblicità tramite internet, inserzioni su quotidiani/rivi­ste locali, volantinaggio, affissione di cartelli di vendita.

SPECIFICO

Beni immobili, quali capannoni industriali di grandi dimensioni posizionati in zone dotate di viabilità strategica, uffici prestigiosi, alberghi, ville ed immobili che possono essere utilizzati da particolari operatori. Tendenzialmente la pubblicità più efficace è quella effettuata tramite internet su siti specializzati, anche con utenza internazionale, e mediante inserzioni e bandi su riviste del settore a diffusione nazionale.

 

Beni immobili, quali capannoni attrezzati, alberghi, cave, i cui potenziali acquirenti tendono ad appartenere ad una specifica area geografica specializzata nel settore. Oltre alla pubblicità tramite internet, inserzioni su quotidiani/riviste locali, affissione di cartellonistica.

(lo schema è riprodotto dalle Linee guida alle vendite competitive nel fallimento, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, www.cndcec.it)

Da ultimo, il criterio di scelta residuato è quello economico: perché vi sia certezza del raggiungimento del maggior prezzo diviene fondamentale la competizione in caso di più interessati, che si deve poter svolgere sin dalla fase di presentazione delle offerte e durante la procedura. Essa trova il suo luogo di elezione nella gara, le cui formalità vanno precisate e pubblicizzate in anticipo. In termini diversi si ritiene che criteri e modalità di scelta vadano forgiati nella ricerca della massima soddisfazione dei creditori. Soddisfazione che non necessariamente si fonda sul dato quantitativo – ossia dell’offerta più alta – sicché le regole “chiare” della competizione potrebbero talora fondare la scelta su altre variabili [15].

In ordine alla genuinità dell’impostazione attuale orientata alla promozione della competitività, si riporta l’esperienza del Tribunale di Milano. La prassi della sezione Fallimentare della Corte lombarda [16] comporta che la vendita competitiva ex art. 107 l. fall. debba essere valorizzata e promossa in ragione del paradigma di trasparenza ad essa implicito. All’uopo, il Curatore deve impiegare siffatta modalità di alienazione dei patrimoni nella generalità dei casi in cui il valore dei beni sia medio o modesto ed il medesimo deve provvedere presso il proprio studio a celebrare la gara secondo le modalità presenti nelle linee guida pubblicate sul sito internet del Tribunale di Milano.

Gli adempimenti pubblicitari previsti dal Giudice Delegato nell’ordinanza che dispone la vendita vengono curati mediante un apposito service provider che gestisce la pubblicità nella realtà virtuale di internet e che al contempo coordina le diverse forme di pubblicità con l’inserimento degli avvisi di vendita nelle pagine dedicate dai quotidiani. Tuttavia, si rileva che la Corte milanese, sulla spinta della volontà legislativa, predilige che la divulgazione delle informazioni relative alle vendite giudiziarie sia veicolata sempre più massicciamente tramite piattaforme informatiche piuttosto che cartacee, in ottica non solo di contenimento dei costi, bensì anche nell’ottica di consentire ad un più ampio numero di potenziali acquirenti di essere informato circa gli esperimenti di vendita programmati.

Il ricorso allo strumento informatico non è altro che una modalità che consente, con il minimo della spesa, l’abbattimento di ogni barriera che possa frapporsi tra il potenziale offerente ed il bene. Il web, infatti, consente non solo il rapido reperimento di informazioni relative al bene, bensì annulla le distanze geografiche e consente in alcuni casi il contatto diretto, benché virtuale, con la procedura medesima. Inoltre, l’informazione di cui sia stato effettuato l’upload in rete può essere potenzialmente raggiunta da un numero illimitato di utenti, circostanza quest’ultima ineguagliabile rispetto a qualsiasi altro media di riferimento.

Da ultimo, in relazione ai soli beni immobili di ingente valore (superiore ad € 200.000,00) vi è la possibilità, nonostante la conseguente lievitazione dei costi giustificata dall’implemento della pubblicità telematica, di sfruttare il c.d. video tour, ossia un innovativo sistema di gestione delle immagini che permette la visita dell’immobile mediante realtà virtuale a seguito dell’aggregazio­ne e composizione delle fotografie di un’immobile. Il risultato è un video con effetti zoom, trasparenze in diffusione tra un ambiente e l’altro (es. google maps).

Sulla scorta della ratio legislativa imperniata sulla competitività trasmutata in ottica telematica è interessante l’esperienza del Tribunale di Verbania.

La Corte piemontese, infatti, volendo perseguire la massima trasparenza e divulgazione possibile delle vendite, finalisticamente orientate al miglior risultato possibile in termini di rapporto tra costi-benefici-tempi, ha adottato quale propria best practice l’utilizzo di sistemi informatici e telematici non solo per la promozione, ma anche per l’effettuazione delle procedure di vendita competitiva.

In proposito il Tribunale di Verbania ha patrocinato lo sviluppo di un’appo­sita piattaforma informatica dedicata che consente, come da esperienza e-com­merce, la presentazione di offerte tramite web nel rispetto delle canoniche modalità di vendita senza incanto, talora mediante metodo di gara sincrono, in cui i rilanci vengono formulati esclusivamente in via telematica nella medesima unità di tempo e con la simultanea connessione del Giudice o del referente della procedura e di tutti gli offerenti, talora mediante metodo asincrono, in cui i rilanci vengono formulati, esclusivamente in via telematica, in un lasso temporale predeterminato e senza la simultanea connessione del Giudice o del referente della procedura.

Tale sperimentazione parrebbe aver condotto a risultati pienamente soddisfacenti in termini di partecipazione alle procedure competitive quale naturale conseguenza dell’abbattimento di ogni barriera, sia essa fisica o meramente conoscitiva, ipoteticamente frapposta tra il bene ed il potenziale offerente.

NOTE

[1] PIERVINCENZO D’ADAMO, Le vendite competitive all’interno della riforma della liquidazione dell’attivo ed il ruolo del notaio, in http://elibrary.fondazionenotariato.it.

[2] C. FERRI, La liquidazione dell’attivo fallimentare, in Riv. dir. proc., 3, 2006.

[3] Cfr. Linee guida alle vendite competitive nel fallimento, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, www.cndcec.it.

[4] LICCARDO-FEDERICO, Il nuovo diritto fallimentare, Zanichelli, Bologna, tomo II, 2007, p. 1781 e ss., con riferimento all’art. 107 l. fall.

[5] Cfr. Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 16-2011/E, L’atto notarile di trasferimento a seguito di vendita fallimentare. Approvato dal Gruppo di studio sulle Esecuzioni Immobiliari e Attività Delegate il 28 maggio 2012, in http://www.notariato.it.

[6] CARINGELLA, Il diritto amministrativo, tomo I, ed. Simone, 2005, p. 842.

[7] Cfr. Cass. Civ. n. 27667/2011.

[8] Cfr. La Legge Fallimentare – commentario teorico-pratico, a cura di Massimo Ferro, Cedam, 2014, p. 1465 e ss.

[9] Si tratta del disegno di legge delega al Governo per la riforma organica delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza elaborato dalla Commissione Rordorf. Il disegno di legge completa ed integra le disposizioni normative già varate con D.L. 83/2015 ed allinea la normativa italiana in tema d’insolvenza agli indirizzi impartita dall’U.E. nel tentativo di attuare un organico approccio di riforma attraverso un nuovo Testo unico dell’insolvenza – www.ipsoa.it.

[10] Cfr. Crisi d’impresa: via libera alla legge delega per la riforma del fallimento, in www.
ipsoa.it
.

[11] Cfr. KOTLER-KELLER-ANCARANI-COSTABILE, Marketing Management, Pearson Italia, 2012, p. 616.

[12] Cfr. La Legge Fallimentare – commentario teorico-pratico, a cura di MASSIMO FERRO, Cedam, 2014, p. 1465 ss.

[13] VOLPI, Oggetto e metodo dell’economia politica – Premesse di un nuovo paradigma teorico, FrancoAngeli, 2014.

[14] Cfr. Linee guida alle vendite competitive nel fallimento, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, in www.cndcec.it.

[15] ESPOSITO, Il programma di liquidazione, in Il Fallimento e le altre procedure concorsuali, a cura di Lo Cascio, Fabiani, Patti, Wolters Klower Italia, 2010.

[16] Cfr. Circolare di aggiornamento delle vendite immobiliari del 16 marzo 2016.