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La classificazione dei crediti da parte degli intermediari finanziari

Paola De Vincentiis, Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università di Torino.

L’intervento affronta la questione della classificazione delle posizioni creditizie da parte degli intermediari finanziari e l’identificazione delle posizioni problematiche/deteriorare. In tale prospettiva di analisi, preliminarmente, l’autore illustra la normativa europea di riferimento, nonché le principali novità in materia. Fatte le opportune premesse di carattere generale, lo scritto si sofferma sulla nuova definizione di default, che dovrà essere applicata obbligatoriamente dalle banche a partire dal primo gennaio 2021, Infine, l’autore termina la trattazione illustrando gli effetti delle nuove norme in materia di classificazione dei crediti.

Credit classification by financial intermediaries

The paper addresses the issue of the classification of credit positions by financial intermediaries and the identification of non performing/defaulted positions. In this perspective of analysis, firstly, the author illustrates the relevant European regulation, as well as the main news on the subject. Against this background, the paper focuses on the new definition of default, which must be compulsorily applied by banks starting from the 1st of January 2021. Lastly, the author ends the discussion by illustrating the effects of the new rules on classification of credits.

Quando viene varata una normativa europea, esiste sempre qualche margine di discrezionalità e la declinazione nei singoli contesti nazionali può non essere completamente uniforme, dando origine a difficoltà interpretative. Questo fenomeno – che in parte è normale e fisiologico – ha interessato in modo particolare la classificazione dei crediti da parte delle banche e l’identifica­zione delle posizioni problematiche, i cosiddetti crediti non performing oppure defaulted. La mancanza di uniformità nei criteri di classificazione dei crediti adottati dagli intermediari finanziari ha, alla lunga, generato notevoli difficoltà, rendendo incerto e inaffidabile il confronto dei dati di bilancio e delle segnalazioni di vigilanza di soggetti operanti in contesti nazionali diversi. Questo ha, a sua volta, alimentato un clima di sfiducia generalizzato nei confronti del settore creditizio, specialmente dopo lo scoppio della crisi sub-prime e la conseguente Great Financial Crisis.

Per risolvere questo problema e creare maggior armonizzazione nel modo in cui le banche classificano i propri crediti – suddividendoli fra posizioni sane (in bonis) e posizioni “malate” – sono stati varati una serie di interventi a livello europeo volti a uniformare le definizioni di default e di non performing. È bene ricordare che i due termini non sono perfettamente [continua..]

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