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Trasformazione di s.r.l., diritti particolari e categorie di quote

Marco Maltoni

L’approfondimento fornisce il quadro di riferimento in materia di trasformazione di una società a responsabilità limitata, tenuto conto dei soci titolari di diritti particolari, nonché delle categorie di quote. In tale prospettiva di analisi, la trattazione prende avvio dalla disciplina dei quozienti per deliberare la trasformazione di una società, per poi soffermarsi sulla questione dei diritti particolari. Infine, l’approfondimento analizza la trasformazione nel caso in cui siano presenti categorie di quote.

PAROLE CHIAVE: trasformazione societÓ - diritti particolari - categorie di quote

Transformation of limited liability company, special rights and categories of shares

The paper provides the reference framework for the transformation of a limited liability company, within the context of shareholders with special rights, as well as the categories of shares. Against this background, the dissertation starts from the discipline of quorum to deliberate the transformation of a company, and then it focuses on the question of particular rights. At the end, the paper analyzes the transformation in the event that there are categories of units.

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Sommario:

1. La questione - 2. Riepilogo della disciplina dei quozienti per deliberare la trasformazione di una societÓ - 3. I quozienti deliberativi per decidere la trasformazione in presenza di diritti particolari - 4. La trasformazione della s.r.l. in presenza di categorie di quote - NOTE


1. La questione

Si ritiene, anche nella migliore prassi notarile, che sia necessario il consenso dei soci titolari di diritti particolari per deliberare la trasformazione di una società a responsabilità limitata che determini il venir meno di detti diritti, salvo che lo statuto della società da trasformare non ne preveda, ai sensi dell’art. 2468, comma 4, c.c. la modificabilità a maggioranza [1]. La regola, desunta intuitivamente dalla norma del comma 3 dell’art. 2468 c.c., non mi convince, per le ragioni che si andranno ad esporre, occasione di riflessione sull’autonomia e sulla prevalenza sistematica della disciplina della trasformazione. Sia detto per inciso: l’applicazione letterale della richiamata disposizione comporta che la trasformazione capace di determinare quegli effetti dovrebbe essere decisa all’unanimità, poiché “i diritti particolari possono essere modificati solo con il consenso di tutti i soci”. Occorre far precedere una precisazione: la questione è affrontata solo con riferimento alla rilevanza della conformazione statutaria del modello di partenza sul quoziente necessario per deliberare la trasformazione, senza considerare il diverso tema della rilevanza, ai medesimi effetti, delle regole che si vogliono introdurre nello statuto del modello di arrivo, rispetto alle quali vale la norma dell’art. 2500, comma 2, c.c., ai sensi del quale “l’atto di [continua ..]

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2. Riepilogo della disciplina dei quozienti per deliberare la trasformazione di una societÓ

Poiché si tratta di un problema di quozienti deliberativi, muoverei dalla succinta ricognizione dei dati normativi che se ne occupano e dei relativi approdi interpretativi, che vengo ad esporre in maniera schematica, e come tale certamente inelegante, ma forse più funzionale alla sintesi. Si rileva così che: – per deliberare la trasformazione è sufficiente il quoziente richiesto per le modifiche statutarie genericamente intese, come chiarito normativamente nell’art. 2500 sexies, comma 1, c.c. qualora lo schema organizzativo di approdo sia una società di persone, e come è pacifico sul piano interpretativo qualora consista nel mero avvicendamento di discipline organizzative nell’ambito della classe delle società di capitali [3]- [4]; – la medesima regola è prevista nell’art. 2500 ter, comma 1, c.c., qualora la decisione abbia ad oggetto la trasformazione di una società di persone in società di capitali, in deroga alla disciplina generale sulle modifiche del contratto sociale contenuta nell’art. 2252 c.c.; – anche per deliberare la trasformazione eterogenea è sufficiente il voto favorevole della maggioranza, seppure qualificata, del capitale sociale (art. 2500 septies, comma 3, c.c. [5]); val forse la pena rammentare che prima della riforma del 2003 si notava che l’eterogeneità della trasformazione avrebbe potuto sollevare, fra [continua ..]

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3. I quozienti deliberativi per decidere la trasformazione in presenza di diritti particolari

Sostenere che la delibera di trasformazione di una s.r.l. debba conseguire il consenso individuale dei soci titolari di diritti particolari significa risolvere il conflitto fra investitori a vantaggio di questi ultimi anche nel momento in cui si discute e decide in ordine alla conservazione o al mutamento delle regole di organizzazione dell’attività comune. Anche in tale frangente, il socio titolare del diritto particolare godrebbe di un potere di veto. A ben vedere, l’applicazione letterale dell’art. 2468, comma 3, c.c. costringerebbe a ottenere il consenso di ogni socio, se in essa deve reperirsi la fonte della regola interpretativa. Tale consapevolezza ha indotto a sostenere che quella stessa regola altro non sia che il corollario del principio secondo il quale il socio non può subire, senza il suo consenso, aggravamenti della propria posizione soggettiva, principio del quale sarebbe espressione anche la regola che prescrive il consenso individuale di coloro che per effetto della trasformazione assumono la responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali. Ne deriva che non sarebbe necessario postulare l’applicazione analogica [9] dell’art. 2468, comma 3, c.c., che, seppur rappresenta il fondamento sistematico della soluzione, costringerebbe ad ottenere il consenso di tutti soci, ma sarebbe sufficiente invocare la regola stabilita nell’art. 2500 sexies, comma 1, secondo periodo, c.c. [10]. La [continua ..]

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4. La trasformazione della s.r.l. in presenza di categorie di quote

La possibilità per le società a responsabilità con le caratteristiche di P.M.I. di organizzare la partecipazione al capitale mediante la creazione di categorie di quote, come già ricordato, costringe a misurarsi con una questione inedita per il tipo, quella della rilevanza o meno della presenza di tali quote agli effetti del procedimento decisionale di un’operazione straordinaria. In termini generali è orientamento condiviso che la soluzione dei problemi che la nuova prerogativa organizzativa solleva possa essere cercata rivolgendosi alla disciplina della s.p.a., tradizionalmente caratterizzata dalla facoltà di diversificare le partecipazioni dei soci mediante la creazione di categorie di azione connotate dall’attribuzione al titolare di prerogative particolari. Viene in gioco la disposizione dell’art. 2376 c.c., ritenuta applicabile per analogia alla s.r.l., ai sensi della quale le deliberazioni che pregiudicano i diritti di una categoria devono essere approvate dall’assemblea speciale degli appartenenti alla categoria interessata [17]. Il richiamo, invero, per quanto necessario, può non risultare dirimente, poiché i confini di applicazione della norma dell’art. 2376 c.c. sono notoriamente incerti, ed oggetto di un mai sopito dibattito volto a distinguere fra delibere che producono un pregiudizio diretto alla categoria, e come tale oggetto anche di una delibera dell’assemblea [continua ..]

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NOTE

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