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La tutela penalistica in ambito transnazionale

Antonio Francesco Morone

PAROLE CHIAVE: tutela penale

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Sommario:

1. Premessa - 2. La disciplina penale della proprietà industriale dopo la legge n. 99/2009 - 2.1. Contraffazione e vendita di prodotti con segni mendaci (artt. 473 e 517 c.p.). - 2.2. Fabbricazione e commercio di beni usurpando titolo di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.) e tutela dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.). - 2.3. La tutela del Made in Italy (art. 4, legge n. 350/2003) - 3. Le fattispecie tipicamente transfrontaliere (artt. 474, 517-ter, comma 2, e 517-quater, comma 2, c.p.) - 4. Le contraffazioni commesse all’estero - 5. I nuovi strumenti di diritto penale a contrasto della contraffazione: confische e responsabilità da reato dell’ente - 6. Gli strumenti processuali penali - 7. I sequestri da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Reg. UE n. 608/2013) - 8. Conclusioni - BIBLIOGRAFIE ESSENZIALI


1. Premessa

La disciplina penale della proprietà industriale, considerando il forte impatto della contraffazione commessa fuori dal territorio italiano e dell’Unione europea, pone certamente sempre più pressanti esigenze di tutela in un’ottica transfrontaliera e transnazionale. In tale prospettiva, occorre innanzitutto prendere atto che il nostro legislatore, grazie all’importante intervento della legge n. 99/2009, ha significativamente modificato le principali fattispecie previste nel nostro codice penale (si pensi alla riscrittura degli artt. 473 ss. e 517 ss. c.p.), introdotto nuove ipotesi di reato e previsto nuovi strumenti di contrasto sia di diritto penale sostanziale che processuali. L’ottica transfrontaliera peraltro è direttamente contemplata in diverse fattispecie che puniscono direttamente l’introduzione nel territorio dello Stato di oggetti contraffatti. La materia, tutelata dal punto di vista civilistico anche in sede europea (con apposita procedura di registrazione del marchio europeo), a livello processuale penale vede un importante ruolo in capo alla Agenzia delle Dogane, i cui poteri sono stati oggetto di un apposito Regolamento Europeo (n. 1352/2013).

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2. La disciplina penale della proprietà industriale dopo la legge n. 99/2009

Prima del 2009, il cuore della repressione della contraffazione trovava la sua disciplina negli artt. 473, 474, 517 c.p. e nell’art. 4, comma 49, legge n. 350/2003. In particolare i primi due articoli punivano: da una parte, la contraffazione o l’alterazione di marchi o segni distintivi, di brevetti o disegni e modelli industriali, nonché l’utilizzo di tali marchi o brevetti contraffatti o alterati; dal­l’altra l’introduzione nel territorio dello Stato per finalità commerciali, nonché la vendita, la detenzione per la vendita e la messa in circolazione di prodotti con marchi o segni distintivi contraffatti o alterati (sulla disciplina ante 2009 per tutti v. MARINUCCI, Il diritto penale dei marchi, Milano, 1962 e ROSSI A., La tutela penale dei segni distintivi, in DI AMATO, Trattato di diritto penale dell’impresa, vol. IV, Il diritto penale industriale, Padova, 1993, p. 139). L’art. 517 c.p. dal canto suo sanzionava la vendita o la messa in circolazione, l’importazione, l’esportazione o la commercializzazione di prodotti con nomi, marchi o segni distintivi atti a indurre in inganno il compratore sull’o­ri­gine, provenienza o qualità del prodotto. Tale fattispecie peraltro è stata espressamente estesa dall’art. 4, comma 49, legge n. 350/2003 alle false o fallaci indicazioni di origine “Made in Italy” [continua ..]

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2.1. Contraffazione e vendita di prodotti con segni mendaci (artt. 473 e 517 c.p.).

Prima di analizzare più nel dettaglio le fattispecie tipicamente transfrontaliere, seppur brevemente è necessario analizzare gli elementi costitutivi e di differenziazione delle fattispecie base di contraffazione attualmente vigenti, ossia i reati contemplati dagli artt. 473 e 517 c.p. e i reciproci rapporti (per approfondimenti, v. ALESSANDRI, I marchi nei delitti contro la fede pubblica, in Trattato teorico/pratico di diritto penale, diretto da Palazzo, Paliero, VIII, Re­ati in materia economica, a cura di Alessandri, Torino, 2011, 515; COCCO, sub art. 473, in Codice penale commentato, a cura di Ronco, Romano, Torino, 2012, 2301 e INFANTE, La falsificazione e l’uso dei segni falsi, in Trattato di diritto penale, Parte speciale, V, diretto da Cadoppi, Canestrari, Manna, Papa, Torino, 2010, 231). Partendo dall’art. 473 c.p. (Contraffazione, alterazione o uso di marchio segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni), tale norma sanziona, al I comma «chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati» e, nel com­ma 2, «chiunque contraffà o altera brevetti, disegni o [continua ..]

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2.2. Fabbricazione e commercio di beni usurpando titolo di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.) e tutela dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.).

Altra novità della legge n. 99/2009 è l’inserimento di una norma sussidiaria ossia l’art. 517-ter c.p. (fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale) il quale, fatta salva l’applicazione degli artt. 473 e 474 c.p., al comma 1 sanziona «chiunque, potendo conoscere dell’esi­stenza del titolo di proprietà industriale, fabbrica o adopera industrialmente oggetti o altri beni realizzati usurpando un titolo di proprietà industriale o in violazione dello stesso è punito, a querela della persona offesa». Anche tale norma richiedere che «siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale» (sul punto v. MADEO, Dubbi sul momento iniziale della tutela penale del marchio, in Dir. pen. proc., 2010, 572 ss.). La norma per l’appunto è volta ad estendere la tutela penale dei diritti di proprietà industriale ai fatti di fabbricazione o commercio di beni con usurpazione del titolo di proprietà industriale, non aventi ad oggetto cose con i segni distintivi contraffatti o alterati (per approfondimenti, v. LOMBARDO M., Voce «Usurpazione di titoli di proprietà industriale e contraffazione di indicazioni geografiche o [continua ..]

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2.3. La tutela del Made in Italy (art. 4, legge n. 350/2003)

L’art. 4, comma 49, legge n. 350/2003 (modificato dal d.l. n. 35/2005) prevede che «l’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione o la commissione di atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale». La stessa norma definisce cosa si intende per falsa indicazione ossia la stampigliatura «made in Italy» su prodotti e merci non originari dell’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine; mentre costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana incluso l’uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli. Sempre la disposizione citata – e questo è un dato di certo interesse per il tema transfrontaliero – prevede che «le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio». L’art. art. 4, comma 49-bis, legge cit. prevede peraltro una [continua ..]

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3. Le fattispecie tipicamente transfrontaliere (artt. 474, 517-ter, comma 2, e 517-quater, comma 2, c.p.)

Venendo ai reati tipicamente transfrontalieri occorre ricordare come in ben tre fattispecie del codice penale si sanzioni proprio l’introduzione nel territorio dello Stato di prodotti oggetto di contraffazione. Partendo dall’art. 474 c.p., tale norma punisce tra l’altro chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati previsti dall’articolo 473, «introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati». Anche in questo caso il fatto è punibile a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale o industriale. Si tratta di un reato di pericolo, non risultando necessaria l’avvenuta realizzazione dell’inganno del cliente sulla genuinità della merce (v., ad es., Cass. pen., Sez. V, 10 giugno 2014, n. 51698 e Id., Sez. II, 17 marzo 2015, n. 14090). Quanto ai rapporti fra i delitti di cui agli artt. 474 e 517 c.p. la Cassazione ha avuto modo di affermare che «integra il delitto di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, di cui all’art. 474 c.p., e non il delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, di cui all’art. 517 c.p., la condotta di acquisto per la rivendita al pubblico di beni [continua ..]

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4. Le contraffazioni commesse all’estero

Passando ai fatti di contraffazione commessi all’estero e alla loro punibilità secondo il diritto penale italiano, occorre distinguere fra fatti commessi completamente all’estero o solo in parte. Come noto, l’art. 6 c.p. (reati commessi nel territorio dello Stato) prevede che «chiunque commette un reato nel territorio dello Stato и punito secondo la legge italiana» e, al II comma, che «il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l’azione o l’omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l’evento che è la conseguenza dell’azione od omissione». Di conseguenza è sufficiente che una parte dell’azione sia stata commessa in Italia, per cui anche i fatti non tipicamente transfrontalieri (ossia quelli che non puniscono direttamente l’introduzione nel territorio dello Stato di prodotti contraffatti) possono essere puniti nel nostro Stato purché una parte dell’a­zio­ne sia ivi avvenuta. In tema la Cassazione ha avuto modo di affermare, ad esempio che «integra il reato previsto dall’art. 474 c.p. l’introduzione di prodotti con segni falsi nelle acque territoriali italiane, anche se non risulti superata la barriera doganale» (Cass. pen., Sez. V, 9 gennaio 2009, n. 7064, in CED Cass. 243235). Se, viceversa, il fatto di [continua ..]

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5. I nuovi strumenti di diritto penale a contrasto della contraffazione: confische e responsabilità da reato dell’ente

Fra le novità introdotte sempre dalla legge n. 309/1999, sempre a livello di diritto penale sostanziale, occorre ancora menzionare due significativi e moderni strumenti di contrasto, ossia l’applicazione della confisca per equivalente e l’inserimento di tali reati fra quelli presupposto della responsabilità da reato degli enti. Quanto alla prima misura, l’art. 474-bis c.p. prevede che «(1) nei casi di cui agli articoli 473 e 474 è sempre ordinata, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento del danno, la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, a chiunque appartenenti. (2) Quando non è possibile eseguire il provvedimento di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al profitto. Si applica il terzo comma dell’art. 322 ter. (3) Si applicano le disposizioni dell’art. 240, commi terzo e quarto, se si tratta di cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, ovvero che ne sono l’oggetto, il prodotto, il prezzo o il profitto, appartenenti a persona estranea al reato medesimo, qualora questa dimostri di non averne potuto prevedere l’illecito impiego, anche occasionale, o l’illecita provenienza e di non essere incorsa in un difetto di [continua ..]

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6. Gli strumenti processuali penali

Il legislatore del 2009, come anticipato, non si è limitato a modificare al campo sostanziale ma è significativamente intervenuto anche sul codice di procedura penale, secondo una prospettiva multidisciplinare che è senz’altro apprezzabile. In estrema sintesi vanno ricordati tali tre importanti novità: a) l’attribuzione alle Direzioni Distrettuali Antimafia della competenza per i delitti di cui agli artt. 473 e 474 c.p. (art. 51, comma 3-bis, c.p.p.); b) l’estensione a tali due reati della disciplina delle operazioni sotto copertura contenute nella legge sulla criminalità organizzata transnazionale (art. 9, legge n. 146/2009); c) le limitazioni all’accesso ai benefici penitenziari per i condannati per il reato di cui all’art. 416, commi 1 e 3, realizzato allo scopo di commettere i delitti previsti dagli artt. 473 e 474 (art. 4-bis, comma 1-ter, legge n. 354/1975). Va ricordato, peraltro, che già in precedenza la legge n. 9/2013 aveva modificato l’art. 266 c.p.p., aggiungendo al novero dei reati per i quali può essere richiesto l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche le principali fattispecie in tema di contraffazione. Quanto a mezzi di ricerca della prova e cautelari reali, occorre da ultimo un cenno al tema dei sequestri. La prima forma di sequestro disciplinata nel c.p.p. è il sequestro probatorio. L’art. 253 c.p.p. prevede che «(1) [continua ..]

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7. I sequestri da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Reg. UE n. 608/2013)

Ruolo di primo piano nell’applicazione di tali strumenti appartiene all’A­genzia delle Dogane e dei Monopoli, la quale insieme alla Guardia di finanza (Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale) e al Consiglio Nazionale Anticontraffazione (C.N.A.C.), sono gli enti deputati istituzionalmente al contrasto e alla prevenzione delle contraffazioni. Ebbene il Regolamento dell’UE n. 608/2013 all’art. 17 (sospensione dello svincolo o blocco delle merci a seguito dell’accoglimento di una domanda) prevede, tra l’altro, che «(1) Se le autorità doganali individuano merci sospettate di violare un diritto di proprietà intellettuale coperto da una decisione di accoglimento di una domanda, esse sospendono lo svincolo o procedono al blocco delle merci. (2) Prima di sospendere lo svincolo o di procedere al blocco delle merci, le autorità doganali possono chiedere al destinatario della decisione di trasmettere loro tutte le informazioni pertinenti per quanto riguarda le merci. Le autorità doganali possono anche fornire al destinatario della decisione informazioni sulla quantità effettiva o stimata di merci e sulla loro attuale o presunta natura nonché, se del caso, immagini degli stessi». L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso alcune Circolari interpretative sull’applicazione di tale disposizione. In particolare con la Circolare 30 dicembre 2013 è stato [continua ..]

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8. Conclusioni

I dati statistici messi a disposizione dalla Guarda di Finanza mettono in luce come il fenomeno della contraffazione rappresenti sempre di più un danno gravissimo per l’economia del nostro paese. Si pensi che nel periodo 2008-2016 si stima che vi siano stati sequestri di prodotti contraffatti per oltre 1,5 miliardi di euro (Lotta alla contraffazione e tutela del made in Italy, Documento di analisi n. 5, a cura del Senato della Repubblica, in https://www.senato.it, 2017, 71). Risulta peraltro che i sequestri effettuati negli spazi doganali rappresentano una minima percentuale, con un trend discendente passato dal 13% del 2012 al 3% del 2016 (Lotta alla contraffazione e tutela del made in Italy, cit., 74), dimostrando come i canali di trasferimento del materiale contraffatto siano sempre più alternativi alle vie di comunicazione tradizionali (si pensi al ruolo giocato da internet). Abbiamo visto che, anche se sussistono alcuni dubbi interpretativi soprattutto nella disciplina della tutela del made in Italy, gli strumenti nazionali di contrasto sono stati significativamente rafforzati dalla legge n. 99/2009. Anche a livello europeo e sovranazionale gli organismi internazionali sono sempre più organizzati. Basti pensare che di recente (più precisamente il 12 luglio 2016 presso la sede di Europol a L’Aja) è stato istituito l’“IPC3” – Intellectual Property Crime [continua ..]

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BIBLIOGRAFIE ESSENZIALI

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