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La commissione di massimo scoperto

Beppe Di Chio

Da tempo giurisprudenza e dottrina si occupano della commissione di massimo scoperta e la più attenta giurisprudenza e la migliore dottrina non hanno mai mancato di precisare che, nella realtà dei contratti di affidamento, siano essi espressamente convenuti in contratti di apertura di credito perfezionati ai sensi dell’art. 117 TUB o risultanti dai comportamenti di fatto tenuti da banche accreditanti e correntisti accreditati (sconfinamenti e fidi di fatto), la locuzione “commissione di massimo scoperto” non aveva un significato univoco e poteva pertanto essere riferita a fattispecie negoziali con diversa natura e qualificazione.

Tra le altre, rammento Cass., 6 agosto 2002, n. 11772, che, in contrasto con altre pronunce di legittimità (da ultimo, Cass., 15 gennaio 2013, n. 798, che pare quasi ritenere interessi e commissione di massimo scoperto espressioni analoghe), si è preoccupata di rilevare una prima fattispecie di commissione di massimo scoperto, intesa quale accessorio che si aggiunge agli interessi passivi, specie se contabilizzata e capitalizzata trimestralmente con riferimento al­l’esposizione massima raggiunta e quindi sulle somme effettivamente utilizzate dall’affidato

Ed ha quindi individuato una seconda fattispecie di commissione di massimo scoperto cui è attribuita una funzione remunerativa dell’obbligo [continua..]

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