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Criptovalute e NFT: il quadro normativo di riferimento

Maurizio Irrera, Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Torino – Marco Sergio Catalano, Avvocato del Foro di Torino

L’intervento illustra il quadro normativo applicabile al fenomeno della circolazione e scambio delle criptovalute. In tale prospettiva di analisi, gli autori descrivono natura e classificazione delle criptovalute, per poi analizzare la normativa di riferimento.

Parole chiave: normativa – natura – classificazione.

Cryptocurrencies and NFT: the regulatory framework

The paper illustrates the regulatory framework applicable to the phenomenon of the circulation and exchange of cryptocurrencies. In this perspective of analysis, the authors describe the nature and classification of cryptocurrencies, and then analyze the reference legislation.

Keywords: legislation – nature – classification.

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Sommario:

1. Criptoattività e blockchain - 2. Criptovalute: una prima classificazione - 3. L’attuale quadro normativo applicabile alle cripto-valute - 4. Sulla natura delle criptovalute - 5. I principi del Regolamento MiCA - 6. La Comunicazione della Banca d’Italia in materia di tecnologie decentralizzate nella finanza e cripto-attività - 7. La disciplina applicabile ai Non-Fungible Tokens - NOTE


1. Criptoattività e blockchain

Il tentativo di delineare un quadro giuridico entro cui disciplinare il fenomeno della circolazione e scambio delle criptovalute rappresenta una delle sfide più rilevanti per l’interprete: se si eccettuano poche norme in materia di prevenzione del riciclaggio di proventi illeciti, il legislatore (nazionale è comunitario) è del tutto silente. A questa – pressoché totale – carenza di regolamentazione primaria fa da contraltare una intensa produzione di richiami d’at­tenzione e raccomandazioni da parte delle Autorità bancarie nazionali e sovranazionali, che peraltro, da un lato, non hanno valore cogente; dall’altro, si limitano a fornire indicazioni esclusivamente in merito alla rischiosità di detti prodotti ed alle cautele da adottarsi da parte di consumatori, banche e intermediari finanziari. Ciò, evidentemente, implica la necessità di colmare le lacune normative verificando se, ed in quale misura, le criptovalute possano trovare una disciplina all’interno delle categorie dogmatiche già note agli operatori. Lo sforzo ricostruttivo, peraltro, non può che partire dalla definizione e classificazione delle criptovalute, necessaria per perimetrare l’area di indagine. Le criptovalute costituiscono una specie particolare di criptoattività, le quali possono definirsi – con buona approssimazione – rappresentazioni digitali di valori incentrate [continua ..]

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2. Criptovalute: una prima classificazione

L’inquadramento delle criptovalute nell’ambito delle criptoattività negoziate mediante blockchain non appare sufficiente a dare una corretta dimensione del fenomeno, anche in considerazione del fatto che nell’alveo delle criptovalute sono ricondotte criptoattività di natura differente. Secondo una tassonomia comunemente accolta – e adottata anche dal-l’European Banking Authority [3] – si può distinguere fra: 1)   payment/exchange/currenty tokens, che non garantiscono utilità future (ad es. interessi, dividendi, ecc.), ma sono utilizzabili come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi o a fini di investimento o risparmio; 2)   investment tokens, che – al contrario dei payment tokens – garantiscono forme di remunerazione assimilabili ad interessi o dividendi; 3)   utility token, che funzionano come una sorta di voucher per l’accesso a specifici prodotti o servizi – generalmente forniti mediante DLT – ma che non possono essere impiegati come mezzi di pagamento al di fuori della piattaforma nella quale sono utilizzati. La tassonomia sopra proposta, peraltro, non è l’unica in vigore. Un’ul­teriore suddivisione, largamente impiegata fra gli operatori, si fonda sulla volatilità delle criptoattività e distingue fra: a)    valute virtuali “pure”, prive di diritti e [continua ..]

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3. L’attuale quadro normativo applicabile alle cripto-valute

Dinanzi ad un quadro così complesso e magmatico, qual è quello delle criptovalute, l’atteggiamento del legislatore europeo e nazionale è stato sinora di estrema prudenza. Per un verso, tanto le Autorità di vigilanza dell’Unione, quanto Banca d’Italia, hanno formulato molteplici avvisi o richiami d’attenzione finalizzati ad invitare i consumatori a effettuare operazioni commerciali con criptovalute con la massima prudenza, in considerazione della loro volatilità e dei rischi connessi all’utilizzo delle stesse quali, ad esempio, l’assenza di tutele legali e contrattuali, l’assenza di forme di controllo e vigilanza, il rischio di utilizzo per finalità illecite, fra cui il riciclaggio di denaro [6]. Proprio in considerazione di tale ultimo rischio, in attuazione della IV e della V direttiva in materia di riciclaggio, il legislatore italiano ha modificato, con i d.lgs. nn. 90/2017 e 125/2019, il d.lgs. n. 231/2007, al fine di includere anche le attività connesse alle transazioni in criptovalute fra quelle coperte dalle disposizioni in materia di riciclaggio. Senza addentrarci nei profili più schiettamente penalistici della normativa, in questa sede risulta di particolare interesse l’art. 1, comma 2, lett. qq) che, all’esito delle modifiche legislative, definisce quale “valuta virtuale”: «la rappresentazione digitale di valore, non emessa [continua ..]

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4. Sulla natura delle criptovalute

Uno dei temi maggiormente dibattuti (e gravidi di conseguenze pratiche) riguarda la natura delle criptovalute, vale a dire se esse debbano essere considerate quali mezzi di pagamento assimilabili al denaro oppure abbiano altra natura. In una delle rare pronunce che si sono occupate direttamente dell’argo­mento [7], si è attribuita alla criptovaluta natura equivalente a quella del denaro, focalizzandosi principalmente sulla loro funzione di mezzo di pagamento. Da tale qualificazione, peraltro, parrebbe potersi postulare la riconduzione delle criptovalute fra i mezzi normali di pagamento, con conseguente divieto per il creditore di rifiutare gli adempimenti in criptovalute. In senso contrario, peraltro, vi è una corrente interpretativa – che parrebbe ad oggi maggioritaria – che qualifica le criptovalute come beni immateriali [8]. Secondo tale tesi vi sarebbero plurimi profili di incompatibilità fra valute virtuali e moneta “fisica” [9], fra cui rilievo decisivo assumerebbero gli artt. 1277-1278 c.c., da cui parrebbe evincersi il principio in forza del quale può essere considerata come denaro solo la moneta avente corso legale nello Stato al momento del pagamento [10]. Caratteristica, questa, che – anche alla luce dell’art. 1, comma 2, lett. qq), d.lgs. n. 231/2007 – non connoterebbe le criptovalute [11], i cui elementi qualificanti risiedono nell’essere [continua ..]

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5. I principi del Regolamento MiCA

Alcuni fra i dubbi collegati alla qualificazione giuridica delle criptovalute, peraltro, potrebbero essere risolti in sede di approvazione del Regolamento relativo ai mercati delle cripto-attività (MiCA), con il quale l’Unione Europea fisserà un quadro normativo dedicato alle cripto-attività medesime, nonché agli emittenti e ai fornitori di servizi ad esse collegati [15]. Dall’ambito di operatività del Regolamento, peraltro, parrebbero esclusi i c.d. Non-Fungible Tokens (NFT), ossia certificati di proprietà digitale negoziati su blockchain (e sui quali si tornerà nel prosieguo) [16], per la cui disciplina verrà predisposto un Regolamento ad hoc. Il Regolamento MiCA, infatti, troverà applicazione solo per quelle criptoattività che non siano qualificabili come strumenti finanziari [17], con la quadruplice finalità di: offrire certezza di diritto; sostenere la concorrenza (promuovendo altresì l’innovazione nel settore delle DLT e lo sviluppo delle cripto-attività); tutelare i consumatori e gli investitori; garantire un certo grado di stabilità finanziaria. Al fine di perseguire tali obiettivi, il Regolamento MiCA, innanzitutto, provvede ad adottare una chiara ed univoca tassonomia delle criptoattività, andando a distinguere fra: i) token di moneta elettronica (EMT), destinati ad essere utilizzati come moneta di scambio e il cui valore sia [continua ..]

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6. La Comunicazione della Banca d’Italia in materia di tecnologie decentralizzate nella finanza e cripto-attività

Nell’attesa dell’emanazione del Regolamento MiCA, la Banca d’Italia, operando sul piano della soft law, in data 15 giugno 2022 ha emanato una Comunicazione in materia di tecnologie decentralizzate nella finanza e cripto-attività [21], diretta a richiamare l’attenzione degli intermediari vigilati, dei soggetti sorvegliati e degli altri operatori negli ecosistemi decentralizzati sulle opportunità e sui rischi connessi con l’uso delle predette tecnologie. La Comunicazione, dopo un’ampia parte introduttiva dedicata agli sviluppi normativi e tecnologici in materia di criptoattività, si sofferma su specifiche indicazioni tecniche destinate a banche ed intermediari finanziari operanti nel settore delle criptoattività, nonché agli operatori e fornitori tecnologici collegati a tale settore. Per quanto riguarda banche ed intermediari, la Comunicazione si sofferma sulla necessità che, in relazione alle attività di emissione, custodia, validazione di transazioni e prestazioni di altri servizi (ad es. portafoglio digitale, exchanger, ecc.), essi assicurino: il coinvolgimento degli organi di governo aziendale e delle principali funzioni di controllo sin dalle fasi di studio delle iniziative; adeguati flussi informativi verso gli organi amministrativi e di controllo in merito al livello e all’andamento delle operazioni in criptoattività, nonché sul relativo profilo di rischio; [continua ..]

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7. La disciplina applicabile ai Non-Fungible Tokens

Al termine della panoramica sul quadro normativo applicabile alle criptoattività, non resta che dedicarsi all’inquadramento della disciplina applicabile ai c.d. Non Fungible Tokens (NFT). Si tratta di criptoattività, scambiate mediante blockchain, le quali – diversamente dalle criptovalute, per loro natura perfettamente fungibili – incorporano caratteristiche di unicità digitale ed esclusività d’uso che le rendono non fungibili. In questo modo, gli NFT sono al contempo una proprietà digitale e la prova che tale proprietà non è falsa o contraffatta (in quanto tutto ciò che è trasformato in NFT è unico e non riproducibile) [22], assolvendo così alla funzione di certificato di proprietà digitale. Grazie alle caratteristiche di univocità ed immodificabilità dei NFT e della tecnologia blockchain diviene possibile attribuire la proprietà di una creazione completamente digitale al suo autore, al quale pertanto possono essere attribuiti i diritti di sfruttamento economico della stessa (sotto forma di cessione, concessione temporanea dietro versamento di royalties o, ancora, esibizione gratuita della medesima). In altri termini, l’NFT attribuisce all’opera digitale caratteristiche e diritti che sono associati alle opere d’arte fisiche [23]. Tuttavia, un limite intrinseco alla tecnologia NFT è che, sebbene questa sia [continua ..]

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NOTE

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