newsletter

home / Archivio / Fascicolo / La composizione negoziata per la soluzione della crisi d´impresa: profili giuslavoristici

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


La composizione negoziata per la soluzione della crisi d´impresa: profili giuslavoristici

Andrea Uberti, Avvocato del Foro di Milano

Nell’ambito della composizione negoziata delle crisi d’impresa, il saggio illustra i profili giuslavoristici della procedura. In tale contesto d’indagine, l’autore – dopo aver fornito il quadro di riferimento normativo – analizza la procedura sindacale, nonché le ulteriori garanzie a favore dei lavoratori. Infine, la trattazione termina con l’analisi del ruolo dell’esperto.

Parole chiave: crisi d’impresa – procedura – profili giuslavoristici.

The negotiated settlement for the solution of the corporate crisis: labor law profiles

As part of the negotiated settlement of corporate crises, the essay illustrates the labor law profiles of the procedure. Within this context, the author – after providing the regulatory framework – analyzes the labor syndicate procedure, as well as the additional guarantees in favor of workers. Lastly, the discussion ends with the analysis of the role of the expert.

Keywords: corporate crises – procedure – labor law profiles.

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio

Sommario:

1. Premessa: rilievi sistematici sul d.l. n. 118/2021 - 2. La logica preventiva del d.l. n. 118/2021 e la direttiva “Insolvency” n. 1023/2019 - 3. La “composizione negoziata della crisi d’impresa” - 4. La procedura sindacale - 5. Le ulteriori garanzie a favore dei lavoratori - 6. Il ruolo dell’esperto tra legge e pragma - NOTE


1. Premessa: rilievi sistematici sul d.l. n. 118/2021

L’assenza, nella c.d. legge fallimentare (r.d. 13 marzo 1942, n. 267, più volte modificato), di una disciplina specifica degli effetti del fallimento sui rapporti di lavoro subordinato ha per lungo tempo costretto l’interprete a costruire “ponti” tra l’uno e l’altro dei due versanti regolamentativi (diritto fallimentare e diritto del lavoro), tentando soluzioni che soddisfacessero la ratio fondamentale sottesa a ciascuno di essi, vale a dire la protezione – da un lato – dell’interesse e della par condicio dei creditori e – dall’altro – della continuità dell’impresa e dell’occupazione con le connesse tutele del credito retributivo/contributivo del prestatore [1]. Nel 2019, intendendo correggere la distanza tra le due anzidette dimensioni (ma forse sarebbe meglio dire sotto-ordinamenti speciali), il legislatore ha emanato il d.lgs. n. 14 [2], il quale ha riscritto l’intera disciplina della crisi e dell’insolvenza dell’impresa all’insegna di due principi fondamentali, dettati dalla legge delega n. 155/2017: a) la riformulazione delle “disposizioni che hanno originato contrasti interpretativi al fine di favorirne il superamento” in coerenza con il nuovo sistema introdotto (art. 2, comma 1, lett. m, legge delega cit.)[3]; b) il coordinamento degli effetti della procedura sui rapporti di lavoro subordinato “con la legislazione [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. La logica preventiva del d.l. n. 118/2021 e la direttiva “Insolvency” n. 1023/2019

Il d.l. n. 118/2021, collocandosi idealmente “a monte” dello stesso decreto legislativo n. 14/2019, si muove in una logica preventiva della crisi, come si deduce dall’espresso riferimento alla probabilità della crisi e dell’insolvenza, in perfetta coerenza con quanto disposto dalla direttiva Insolvency del 2019 che prevede – qualora tale probabilità sussista – la predisposizione di “quadri di ristrutturazione preventiva” (art 2, comma 1, d.l. n. 118 e art. 4, comma 1, dir. cit.). Pur nel dubbio che il decreto legge possa considerarsi attuativo della direttiva stessa, è però certo che esso rivela una sensibilità lavoristica che deriva, per osmosi, dalle numerose disposizioni con cui il legislatore europeo richiama l’attenzione degli Stati membri sull’importanza della tutela dei lavoratori e del coinvolgimento dei loro rappresentanti sindacali. È dunque un “microcosmo normativo” sempre più influenzato dalla sensibilità giuslavoristica quello che è dato oggi individuare all’interno di un corpus per decenni riservato ad una regolamentazione separata, presidiata dai soli principi e precetti di diritto fallimentare e commerciale. Riteniamo opportuno prescindere, in questa sede, dalle peculiarità che in tal senso già connotano la disciplina del CCII laddove introduce, colmando la storica lacuna, una disciplina specifica e [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. La “composizione negoziata della crisi d’impresa”

In Italia, il quadro o piano di ristrutturazione preventiva cui allude la direttiva Insolvency diventa, nelle disposizioni di cui al d.l. n. 118/2021, il risultato dell’attivazione di un istituto peculiare, la c.d. “composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa” (art. 2, d.l. cit.). Trattasi di una procedura che si attiva, su base volontaria, quando l’im­prenditore commerciale o agricolo in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico finanziario decide di chiedere al segretario generale della Camera di commercio nel cui ambito territoriale si trova la sede legale dell’impresa “la nomina di un esperto indipendente” (art. 2, comma 1). La decisione dell’imprenditore non è però completamente libera, risultando condizionata dal presupposto, cui non sembra essere stata data sufficiente attenzione da parte dei primi commentatori della novella, che il risanamento dell’impresa deve risultare “ragionevolmente perseguibile” (cfr. art. 5, comma 5, d.l. n. 118/2021) [12]. L’esperto, destinato a formare con l’imprenditore, come è stato detto [13], una peculiare dualità, ha il compito di agevolare le trattative tra tutti i soggetti interessati, al fine di “individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di cui al comma 1” (probabilità di crisi e di insolvenza) “anche mediante il trasferimento [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. La procedura sindacale

L’art. 4, comma 8, del d.l. n. 118/2021 introduce, in capo al datore di lavoro, un obbligo di coinvolgimento del sindacato. La disposizione si connota anzitutto in senso residuale, esordendo con una clausola di salvaguardia di tutte le procedure di informazione/consultazione già previste “dalla legge o dai contratti collettivi di cui all’art. 2, comma 1, lett. g), del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 25” [15]. Si tratta peraltro di una disposizione necessaria, considerato che essa estende l’obbligo de quo in un’area che non sarebbe stata toccata dalle norme destinate alla gestione della crisi vera e propria (in materia di licenziamenti collettivi, mobilità, cassa integrazione guadagni), vale a dire collocando l’anzi­detto obbligo “a monte” rispetto a situazioni conclamate di crisi aziendale come finora configurate in ambito giuslavoristico. Presupposto essenziale per l’attivazione della procedura (a parte quello dimensionale, su cui v. infra) è l’assunzione, nel corso della composizione negoziata, di “rilevanti determinazioni che incidono sui rapporti di lavoro di una pluralità di lavoratori, anche solo per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro o le modalità di svolgimento delle prestazioni” [16]. Atteso che nella nostra materia qualsiasi determinazione che incida sui rapporti di lavoro può tranquillamente reputarsi [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. Le ulteriori garanzie a favore dei lavoratori

Già è stato detto che, in perfetto parallelismo con la direttiva Insolvency, l’art. 6, comma 3, d.l. n. 118 esclude dalle misure protettive del patrimonio dell’imprenditore i diritti di credito dei lavoratori, tacendo del tutto sulla possibilità di deroga a siffatto beneficio (deroga consentita invece dalla direttiva in caso sussistano garanzie analoghe per il lavoratore, all’interno dell’ordi­namento del singolo Stato membro). A questo silenzio non è possibile ricondurre alcun particolare intento del legislatore italiano, come ad esempio quello di vietare il ricorso alla cassa integrazione guadagni. L’utilizzo della strumentazione ordinaria per l’uscita dalla crisi deve intendersi sempre consentito, alle condizioni poste dalla normativa giuslavoristica in vigore [22]. Emblematico della duplice ratio che informa il d.l. n. 118, poi, è l’art. 10, comma 1, lett. d), in materia di autorizzazioni del Tribunale e rinegoziazione dei contratti. Da un lato, infatti, al Tribunale viene riconosciuto il potere di “autorizzare l’imprenditore a trasferire in qualunque forma l’azienda o uno o più suoi rami senza gli effetti di cui all’art. 2560, comma 2, cod. civ.”. Il disposto consente quindi una deroga secca al principio di trasmissibilità dei debiti del cedente all’acquirente o cessionario [23], accedendo ad una logica, che potremmo definire [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


6. Il ruolo dell’esperto tra legge e pragma

La composizione negoziata della crisi è attivata, ai sensi dell’art. 2, comma 1, nel momento in cui l’imprenditore commerciale e agricolo (che si trovi nelle condizioni supra descritte) chiede la “nomina di un esperto indipendente”. L’esperto è dunque il “perno” attorno a cui ruota tutta la procedura: a lui è affidato il compito di “agevolare le trattative tra l’imprenditore, i creditori ed eventuali altri soggetti interessati, ai fine di individuare una soluzione per il superamento delle condizioni di cui al comma 1” (squilibrio patrimoniale o economico-finanziario dell’impresa). Il legislatore è attento nel tratteggiare le caratteristiche di questa peculiare figura: egli è anzitutto “terzo rispetto a tutte le parti” ed è tenuto ad operare “in modo professionale, riservato, imparziale e indipendente”, potendo/doven­do chiedere all’imprenditore e ai creditori tutte le informazioni utili e necessarie per l’espletamento del proprio incarico (art. 4, comma 2) [26]. A maggior garanzia, è espressamente richiesto che “il professionista ed i soggetti con i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver prestato negli ultimi cinque anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore dell’imprenditore (si noti che nel testo legislativo continua a mancare la [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio