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Il quadro di riferimento italiano anteriore alla riforma

Guido Bonfante, Professore Emerito di Diritto Commerciale presso l’Università degli Studi di Torino

L’intervento offre un’approfondita trattazione della disciplina della responsabilità degli organi sociali prima dell’intervento del Codice della crisi. In tale prospettiva di analisi, l’autore illustra – preliminarmente – i profili di responsabilità civile degli amministratori, per poi soffermarsi sulla disciplina fallimentare, avuto – altresì – riguardo alla giurisprudenza più recente in materia.

Italian framework prior to the reform

The paper offers an in-depth discussion of the discipline of the liability of corporate bodies before the intervention of the Crisis Code. In this perspective of analysis, the author illustrates – preliminarily – the civil liability profiles of the managers and directors, and then he focuses on the bankruptcy discipline, also having regard to the most recent jurisprudence on the subject.

Keywords: Crisis Code – liability – corporate bodies

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Sommario:

1. Una premessa generale - 2. La responsabilitÓ degli amministratori ex art. 2392 c.c. - 3. Segue. Le altre responsabilitÓ - 4. La responsabilitÓ verso i creditori sociali e verso i terzi - 5. La responsabilitÓ dei sindaci e dei revisori - 6. La responsabilitÓ degli organi sociali nelle s.r.l., nelle societÓ di persone e negli ETS. Cenni


1. Una premessa generale

Il mio compito è quello di riferire circa la disciplina della responsabilità degli organi sociali prima dell’intervento del Codice della crisi. Ci si potrebbe però chiedere, a cosa serva riferire di un diritto almeno in parte superato. È ovvio che la risposta consiste nella considerazione che quel diritto comunque ancora si applica nelle cause pendenti anteriori al 2019 senza contare che riferire di questo passato prossimo in realtà, in gran parte ancora vigente, serve per comprendere la portata delle riforme che sono state introdotte e quindi capire se sia in presenza o meno di vere novità. Sul punto lascio la palla a chi mi segue e per intanto riferisco sulla responsabilità secondo l’ancien regime degli organi societari nelle spa e in particolare di quella degli amministratori. Come noto gli amministratori sono responsabili civilmente verso la società (artt. 2392, 2393 e 2393-bis), verso i creditori sociali (art. 2394) e verso i singoli soci o terzi (art. 2395). A queste responsabilità si aggiunge poi quella che nasce in caso di insolvenza ex art. 146 della legge fallimentare e il quadro si completa con la responsabilità degli organi delegati, con quella dell’amministratore in conflitto di interessi o che viola il divieto di concorrenza, con quella dei sindaci, dei revisori, con la responsabilità degli amministratori nelle società di persone e negli enti no profit che [continua ..]

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2. La responsabilitÓ degli amministratori ex art. 2392 c.c.

La riforma societaria del 2003, come è noto, ha modificato il parametro in base al quale valutare la prestazione cui sono tenuti gli amministratori. In particolare è stato messo da parte il riferimento alla diligenza del buon padre di famiglia di cui all’art. 1976, comma 1, c.c. e ora l’art. 2392 c.c. accenna a una diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. In realtà, sostanzialmente, viene richiamato il secondo comma dell’art. 1176 c.c., nell’ambito di quella che è un’obbligazione di mezzi e non di risultato. Il giudice chiamato a valutare l’esistenza o meno di una violazione degli obblighi di diligenza in capo all’amministratore non potrà comunque sindacare il merito, cioè l’opportunità e la convenienza di certe decisioni, ma dovrà limitarsi a verificare se gli amministratori hanno osservato con diligenza gli obblighi di condotta specifici, nonché quelli generali di amministrazione. In questo ambito si ravvisano quindi due criteri, uno oggettivo riguardante la natura dell’incarico e l’altro soggettivo. Quanto al criterio oggettivo, relativo alla natura dell’incarico, occorre tener conto delle funzioni in concreto ricoperte dal singolo amministratore, ovvero se sia un amministratore con delega o senza delega. Bisogna altresì verificare l’attività esercitata, tenendo cioè in [continua ..]

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3. Segue. Le altre responsabilitÓ

Al di là di queste osservazioni in tema di art. 2392 c.c., poi bisogna considerare che gli amministratori ai sensi dell’art. 2381 c.c. hanno specifici obblighi. In particolare l’amministratore senza delega deve valutare sulla base della relazione degli organi delegati l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società, esaminare – quando vengono elaborati – i piani strategici industriali e finanziari della società e infine deve agire in modo informato (2381, comma 6). Ogni amministratore poi può chiedere informazioni agli organi delegati ed ha un potere di ispezione e un obbligo di intervenire in caso di segnali di allarme sulla base della conoscenza di fatti pregiudizievoli. Ergo, se il comportamento dannoso è imputabile agli amministratori delegati, i deleganti risponderanno dei danni per culpa in vigilando, salvo il diritto di regresso nei confronti dei delegati. Per quanto riguarda invece gli amministratori delegati, in generale, va segnalato l’obbligo di predisposizione di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, di informazione sul generale andamento della gestione, nonché sulle operazioni di maggior rilievo. Un altro campo dove nascono spesso controversie riguarda il caso del conflitto di interesse di cui all’art. 2391 c.c. L’amministratore, in conflitto di interesse, deve dare notizia agli altri amministratori e al [continua ..]

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4. La responsabilitÓ verso i creditori sociali e verso i terzi

L’art. 2394 c.c. riguarda la responsabilità verso i creditori sociali, azione proponibile da ciascun creditore sociale qualora il patrimonio risulti insufficiente al soddisfacimento dei propri crediti. Se si è in presenza di una procedura fallimentare o di liquidazione coatta-amministrativa, l’azione viene proposta dal curatore o dal commissario, ex art. 146 della legge fallimentare. È un’a­zione di natura contrattuale e non extra contrattuale e quindi non si è tenuti a provare il dolo o la colpa. Va da sé poi che se gli amministratori hanno reintegrato il patrimonio in seguito all’azione ex art. 2392 c.c., l’azione non è più esperibile. La prescrizione di questa azione è quinquennale e decorre da quando i creditori potevano avere conoscenza dell’insufficienza patrimoniale e notoriamente si ritiene che la dichiarazione di fallimento può essere considerata una data certa da cui far decorrere il termine prescrizionale. Da ultimo va menzionato l’orientamento che tende a considerare tale azione diretta che peraltro, nella maggior parte dei casi, viene proposta dal curatore ex art. 146 l.f. unitamente a quella ex art. 2392 c.c. Vi è infine da dire della responsabilità verso i singoli soci o terzi ex art. 2395 c.c. In questo caso per far valere questa responsabilità occorrono due condizioni: il compimento di un atto illecito da parte di un [continua ..]

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5. La responsabilitÓ dei sindaci e dei revisori

La responsabilità dei sindaci è una responsabilità diretta ed esclusiva in caso di violazione dei loro doveri, mentre è una responsabilità in solido con gli amministratori se il danno non si sarebbe verificato se avessero vigilato sul­l’attività di questi ultimi e quindi si tratta in questo caso di responsabilità per culpa in vigilando. Agganciata a questo tipo di responsabilità sussiste poi la responsabilità dei revisori, responsabilità che scatta in solido anche in questo caso con gli amministratori. Il revisore ha l’obbligo di controllare la regolare tenuta della contabilità, esprimere un suo giudizio sul bilancio, verificare la corretta rilevazione nelle scritture contabili dei fatti di gestione e verificare altresì che il bilancio rappresenti in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società; quindi esprime i suoi giudizi sul bilancio che possono essere senza rilievi, con rilievi, negativo, impossibilità di esprimere un giudizio. Siamo in presenza di una responsabilità professionale e quindi il revisore è responsabile della verità delle attestazioni e questa azione si prescrive in 5 anni da quando si manifesta l’evento dannoso. L’azione può essere proposta dal­l’assemblea così come avviene ugualmente per gli amministratori e i sindaci, ma ovviamente anche dal curatore [continua ..]

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6. La responsabilitÓ degli organi sociali nelle s.r.l., nelle societÓ di persone e negli ETS. Cenni

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