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La gestione del patrimonio familiare: gli strumenti societari e d'impresa (il patto di famiglia)

Luciano M. Quattrocchio-Bianca M. Omegna

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Sommario:

1. Premessa - 2. La societā semplice - 3. Il patto di famiglia - 4. L'utilizzo del trust nel diritto societario - 4.1. Il trust intestatario di partecipazioni. I patti di sindacato - 4.2. La gestione unitaria della holding di famiglia: il family trust - 5. Le prospettive. Il disegno di legge n. AS 1151/2019 - 5.1. Premessa - 5.2. Gli accordi tra nubendi, coniugi e soggetti uniti civilmente, volti a re­golamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali - 5.3. I diritti riservati ai legittimari e ai patti successori - 5.4. La disciplina di nuovo schemi contrattuali (il trust) - NOTE


1. Premessa

La gestione del patrimonio familiare, soprattutto nell’ambito della “successione d’impresa”, rappresenta una questione di estremo interesse. Ciò è testimoniato dal numero di sentenze, anche di legittimità, che affrontano problemi che si intersecano fra il diritto successorio e il diritto d’impresa. Da ultimo, la Suprema Corte ha avuto occasione di affermare che «L’azienda ereditaria deve ritenersi oggetto di comunione se vi sia la finalità del solo godimento in comune secondo la sua consistenza al momento dell’apertura della successione. Tuttavia, se viene esercitata per finalità speculative con nuovi conferimenti in vista di ulteriori utili, sulla base dell’incremento degli elementi aziendali, può verificarsi che: o l’impresa è esercitata da tutti i coeredi, e in tal caso l’originaria comunione incidentale si trasforma in una società (sia pure irregolare o di fatto); ovvero l’impresa viene esercitata da uno o più eredi, e in tal caso la comunione incidentale è limitata all’azienda così come relitta dal “de cuius”, con gli elementi esistenti all’apertura della successione, mentre l’impresa esercitata dal singolo o da parte dei coeredi è riferibile soltanto ad esso o ad essi con gli utili e le perdite relativi» (Cass. 11 Aprile 2019, n. 10188, in IlCaso.it). Gli strumenti societari [continua ..]

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2. La societā semplice

Come è noto, l’art. 2248 c.c. esclude la possibilità di utilizzo dello strumento societario funzionale al “solo” godimento collettivo, e cioè la sua costituzione o il suo mantenimento «al solo scopo del godimento di una o più cose»; laddove, per “solo scopo di godimento” si deve intendere l’esercizio finale – e non strumentale alla ricerca di ulteriori utilità – delle facoltà d’uso e di disposizione di un diritto cointestato, di natura reale o personale. Nel contesto codicistico, lo strumento societario – in senso lato – può, dunque, essere utilizzato soltanto per l’esercizio collettivo di un’attività economica speculativa, commerciale o non; con la conseguenza che un contratto di società semplice finalizzata al solo godimento collettivo non è soggetta al diritto della società semplice, bensì a quella della comunione. Ma tale conclusione non può considerarsi certa se si considera che nella Relazione al Re, predisposta in occasione della promulgazione del Codice Civile, il compito assegnato alla società semplice non era indicato in positivo come quello di sviluppare (esclusivamente) un’attività agricola, ma veniva espressa l’idea che, esclusa l’attività commerciale, la fattispecie di cui all’art. 2251 c.c. «sostituiva la società [continua ..]

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3. Il patto di famiglia

Come è noto, la legge 14 febbraio 2006, n. 55, ha introdotto la possibilità per l’imprenditore di trasferire la propria azienda (anche sotto forma di partecipazione societaria) al coniuge e/o ad uno o più discendenti, nei limiti e nel rispetto delle norme societarie e di quelle sull’impresa familiare. Si tratta, quindi, di un contratto inter vivos – da stipularsi nella forma del­l’atto pubblico, a pena di nullità – che comporta un trasferimento immediato della proprietà. All’atto devono prendere parte il coniuge e tutti coloro che sarebbero chiamati all’eredità, se la successione dell’imprenditore si aprisse al momento dell’atto, e l’attribuzione dell’azienda fa sorgere in capo al beneficiario l’ob­bligo di liquidare agli altri legittimari – in denaro o in natura – il corrispondente valore della legittima, salvo che la quota di legittima dei non assegnatari sia coperta dall’attribuzione di altri beni del disponente o che gli aventi diritto rinuncino espressamente. Lo scopo del patto di famiglia è di consentire il trasferimento della azienda di famiglia alle future generazioni, nella prospettiva della continuità, evitando i problemi potenzialmente scaturenti da una successione: in particolare, l’azione di riduzione concessa ai legittimari o loro eredi o aventi causa, diretta a reintegrare le quote a essi [continua ..]

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4. L'utilizzo del trust nel diritto societario

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4.1. Il trust intestatario di partecipazioni. I patti di sindacato

La prima possibilità di utilizzo del trust riguarda la gestione delle società di famiglia. In tale contesto, il trust può essere utilizzato per garantire l’unitarietà strategica nella gestione della società di famiglia, in sostituzione del patto di sindacato (voting trust), esposto al rischio di defezione di alcuni familiari. Più in particolare, con il termine voting trust si intendono gli accordi con i quali alcuni soci di una società costituiscono un trust con lo scopo di disciplinare l’esercizio del diritto di voto nelle assemblee e – a tale fine – trasferiscono al trust le loro partecipazioni: all’atto istitutivo del trust, contenente le norme alle quali il trustee dovrà adeguarsi nell’esercizio della propria funzione, segue l’atto di conferimento delle partecipazioni societarie in trust. Si attua in tal modo un vero e proprio spossessamento da parte dei soci delle loro partecipazioni che vengono trasferite al trustee, il quale dovrà esercitare i diritti relativi secondo le indicazioni contenute nell’atto istitutivo del trust e concordate dai disponenti. L’atto istitutivo potrà anche prevedere che le partecipazioni ad esso trasferite, alla cessazione del trust, vengano attribuite, invece che ai disponenti, a beneficiari predeterminati o, addirittura, [continua ..]

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4.2. La gestione unitaria della holding di famiglia: il family trust

Una seconda possibilità di utilizzo del trust concerne il passaggio generazionale dell’azienda di famiglia. Come è noto, infatti, il venir meno dell’imprenditore, con il subingresso di coeredi che non hanno necessariamente le stesse capacità imprenditoriali del fondatore e – spesso – neppure uniformità di vedute, è un momento di forte criticità per le sorti dell’impresa. Ne consegue che la gestione efficiente del trapasso generazionale è un’esigenza fortemente avvertita nel mondo imprenditoriale, tenuto anche conto del fatto che la maggior parte delle imprese italiane assume dimensioni medio-piccole e normalmente appartiene ad un unico nucleo familiare. L’impiego del trust nella programmazione dei passaggi generazionali si rileva, quindi, particolarmente efficace nel perseguire congiuntamente le seguenti esigenze [3]: tutela dell’integrità del patrimonio aziendale: tale esigenza è avvertita soprattutto in presenza di una molteplicità di coeredi con differenze sul piano delle capacità imprenditoriali, della propensione al rischio e degli interessi; tutela del patrimonio aziendale nei confronti di soggetti terzi o di componenti indesiderati della famiglia: l’imprenditore teme che soggetti terzi si avvicinino alla famiglia per appropriarsi di parte del patrimonio o che gli eredi cedano l’azienda ai [continua ..]

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5. Le prospettive. Il disegno di legge n. AS 1151/2019

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5.1. Premessa

Il disegno di legge n. AS 1151/2019 reca una delega al Governo per la revisione ed integrazione del Codice Civile, e, nell’ambito dei princìpi e i criteri direttivi cui il Governo si dovrà attenere nell’esercizio della delega stessa, detta disposizioni di carattere ordinamentale concernenti diversi ambiti che – tra l’altro – riguardano: • gli accordi tra nubendi, coniugi e soggetti uniti civilmente, volti a regolamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali; • la materia delle successioni, con particolare riguardo ai diritti riservati ai legittimari e ai patti successori; • la disciplina di nuovo schemi contrattuali (il trust).

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5.2. Gli accordi tra nubendi, coniugi e soggetti uniti civilmente, volti a re­golamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali

In particolare, il disegno di legge delega interviene in riferimento ad un complesso di norme del Codice Civile, quali quelle contenute nei capi IV, V e VI del titolo VI del libro primo, incise dall’entrata in vigore della legge 20 maggio 2016, n. 76, (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze), che ha introdotto, all’art. 1, commi da 50 a 64, il contratto di convivenza, gli accordi oggetto della previsione del disegno di legge sono destinati ad intervenire nel diverso ambito dei rapporti matrimoniali e delle unioni civili, atteggiandosi come accordi cosiddetti prematrimoniali o in costanza di matrimonio o unione civile. Configurati come accordi in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, essi verrebbero a colmare una lacuna del nostro ordinamento, nel quale tuttora tali tipologie di accordi, sia patrimoniali che personali, sono reputati nulli, rispetto invece ad altri ordinamenti, nei quali sono ammessi e regolamentati. Si tratta di una lacuna particolarmente avvertita nel sentire sociale, come dimostrano i ripetuti interventi giurisprudenziali chiamati ad occuparsi di accordi stipulati dai nubendi o dai coniugi per l’eventuale futura crisi del rapporto o dai secondi per regolare gli effetti, in specie patrimoniali, ma non solo, della crisi in atto. Come è noto, la riforma operata con il d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. [continua ..]

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5.3. I diritti riservati ai legittimari e ai patti successori

Ulteriori principi e criteri direttivi concernono la materia delle successioni. In particolare, si prevede di intervenire nell’ambito dei diritti riservati ai legittimari, di cui agli artt. 536 ss. c.c., nel senso di consentire la trasformazione della quota del patrimonio ereditario riservata ai legittimari in una quota del valore del patrimonio ereditario al momento dell’apertura della successione, garantita da privilegio speciale sugli immobili che ne fanno parte o da privilegio generale sui beni mobili che costituiscono l’asse ereditario in caso di mancanza di beni immobili. Sempre in materia di successioni, un ulteriore criterio di delega riguarda i patti successori: in particolare, si prevede la possibilità di stipulare patti sulle successioni future che consentano di devolvere specifici beni del patrimonio ereditario a determinati successori specificamente indicati, nonché di rinunciare irrevocabilmente, da parte di soggetti successibili, alla successione generale o a particolari beni, ferma restando l’inderogabilità della quota di riserva prevista dal Codice Civile. Si prevede altresì un criterio di delega relativo all’introduzione di misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo. Da tempo è avvertita l’esigenza di riformare le norme di tutela dei legittimari, tanto è vero che già col d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con [continua ..]

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5.4. La disciplina di nuovo schemi contrattuali (il trust)

Si prevede altresì di introdurre nuovi schemi contrattuali, fra i quali il trust, da definire in modo che siano caratterizzati da una sufficiente tipizzazione sul piano sociale. È, infatti, mutato il quadro interno attuale rispetto a quello esistente quando venne ratificata in Italia la Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, Convenzione entrata in vigore il 1° gennaio 1992. I trust cosiddetti interni negli ultimi anni hanno conosciuto ampia diffusione e sono ormai una realtà con la quale gli operatori giuridici si trovano quotidianamente a confrontarsi, con notevoli incertezze dovute al fatto che la legge regolatrice va necessariamente rinvenuta in ordinamenti stranieri. I principi ed i criteri direttivi di cui all’art. 1, comma 1, lett. p), del disegno di legge delega rispondono all’esigenza di introdurre una disciplina interna sulla costituzione e sul funzionamento del trust, che vada oltre le isolate disposizioni di legge attualmente vigenti in materia fiscale, consentendo di superare sia i residui dubbi di ammissibilità dell’istituto sia quelli concernenti i suoi rapporti con l’art. 2645-ter c.c. La previsione del disegno di legge risponde altresì all’esigenza, di carattere più generale, di introdurre una disciplina sistematica – presente in altri ordinamenti europei – della fiducia e delle sue [continua ..]

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NOTE

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