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Allocazioni alternative del patrimonio familiare: arte e terreni a destinazione agroalimentare

Paolo Turati

Un’attività, quella dell’investimento in arte e in terreni, che se fossimo tornati indietro di un secolo sarebbe stata un investimento non alternativo: erano gli investimenti canonici, questi, fino a neanche tanti anni fa, quando i banchieri postulavano che l’investimento perfetto fosse per un terzo in terreni, un terzo in valori immobiliari ed un terzo in opere d’arte. Se leggete i libri dell’800 e del 900 e si fa riferimento ad una persona che è capiente, non si dice che cosa ha, ma che rendita ha: “Quello che 2700 Sterline di reddito, quindi è un buon partito”. Sicché ci ritroviamo, dopo che negli ultimi decenni una grande modifica allocativa di quelle che sono le forme di investimento più usate ha implementato enormemente la finanza, a considerare il fatto che oggi c’è soltanto l’investimento immobiliare che riesce a fare da competitor rispetto alla finanza. In Italia, come ricchezza, abbiamo indicativamente 9mila miliardi fra immobili e strutture industriali e 4500 miliardi di liquidità, investimenti finanziari e così via. Quindi gran parte degli investimenti sono lì. Gli altri due investimenti una volta canonici di cui si diceva all’inizio sono due forme allocative che hanno una caratteristica assolutamente diversificata tra loro: uno, l’investimento in arte, è un investimento in cui il possesso di questo o quel [continua..]

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